Un’esperienza che vale la pena provare… Racconto di un’estate ad Askov

Erano le cinque del mattino quando suonò la sveglia. L’8 agosto del 2010. Quella domenica mattina aprii gli occhi con enorme difficoltà, visto che mi ero addormentata solo due ore prima che la sveglia suonasse… forse vi chiederete, perché? Forse sarà stata l’agitazione, forse la paura di affrontare un viaggio così lungo da sola, forse riprendere l’aereo dopo tanti anni… chissà…a llo stesso tempo dentro di me c’era anche una sorta di curiosità, da un lato era eccitante viaggiare da sola… fico!!! Nessuno che ti dice cosa devi o non devi fare. Accompagnata dai miei genitori e dal mio fidanzato, finalmente arrivai all’aeroporto di Firenze Peretola, dopo aver fatto il check-in ed aver salutato i miei cari… pronti, attenti, via! Ho oltrepassato il metal detector e mentre mi dirigevo verso il gate per effettuare l’imbarco, dentro di me iniziava a farsi spazio una vocina che diceva: “Francy ora sei sola, sei nelle tue mani, ti devi arrangiare, sia sull’aereo che per tutto il resto, è come se mi fosse esploso dentro l’urlo di James Brown quando attaccava con “Whoa-oa-oa! I feel good!”… e allo stesso tempo invece pensavo all’attore statunitense Macaulay Culkin, quando interpretava Kevin McCallister in “Mamma ho perso l’aereo” o in “Mamma ho riperso l’aereo, mi sono smarrito a New York”… questo perché purtroppo sin da piccola sono stata una fifona, devo ammetterlo. Avevo sempre paura di tutto; poi, una volta che provavo a fare le cose, ero talmente contenta di aver superato la paura, che volevo ripeterle di continuo! Ricordo ancora lo scivolino della piscina. Mio padre: “Dai buttati, scivola giù… tanto ti prendo io!” Io: “No, no, ho paura!”, questa storia durava per un bel po’… poi non volevo più smettere e urlavo: “Babbo, babbo guarda! Ancora!” E magari avrei voluto star lì tutto il giorno!

Questa volta ho ripreso l’aereo dopo 15 anni, ovvero all’età di 25 anni. Questa volta non c’era mamma Maria che mi reggeva la mano… infatti il volo d’andata da Firenze Peretola ad Amsterdam l’ho praticamente fatto spalmata sul sedile dell’aereo, sì proprio “spalmata”, come il formaggino sul pane, con ben due pause pipì.

Ogni tanto mi guardavo attorno in cerca di uno sguardo amico, che almeno mi desse un po’ di conforto… e guardando le persone intorno a me, mi chiedevo se potessero avere la faccia da sfigati o meno. Dicevo fra me e me: “Se l’aereo cade, saranno loro le ultime persone che vedrò”. Ottimista eh?… da morire! E poi di nuovo, per stare più calma e soprattutto per convincermi, la mia vocina diceva: “No, no…vedrai che andrà tutto bene!” Menomale che avevo conosciuto una coppia di Firenze, diretta in vacanza ad Amsterdam; ogni tanto mi rassicuravano con lo sguardo, una volta lei, una volta lui, si voltavano indietro e mi chiedevano: “Tutto bene? Cerca di stare tranquilla!” E io: “Sì, sì tranquilla…”, per modo di dire! Finalmente alle 9.30 del mattino siamo atterrati all’aeroporto di Schiphol ad Amsterdam e, dopo il primo viaggio, devo ammettere che ero un pochino più tranquilla… quasi non vedevo l’ora di prendere la coincidenza per Copenaghen, che in teoria dovevo avere alle 10:55, ma che era stata annullata. C’era stato un overbooking. Il prossimo volo disponibile ci sarebbe stato solo alle 17.30 del pomeriggio stesso.

Quindi sono stata costretta a girovagare per l’aeroporto un bel po’. Oramai conosco l’aeroporto di Schiphol come le mie tasche, anche se è enorme, so bene dove sono tutti i gate, i bagni, gli sportelli informazioni delle varie compagnie di volo, specialmente quello della KLM, compagnia che mi ha annullato il volo, dopo che avevo prenotato sia l’andata sia il ritorno già dal mese di giugno, e per ben 427€, che non sono pochi! La prima volta che ho volato con la KLM e forse, non so, anche l’ultima. L’unico aspetto positivo in tutto ciò, è stato che oltre a me c’erano altri ragazzi nella mia stessa situazione, chi si spostava per lavoro, chi per andare a studiare in un’altra città… comunque avevano perso l’aereo come me. Quindi non mi sentivo l’unica sfortunata della giornata. Tra questi ho conosciuto un ragazzo cinese di nome Elton che lavora per l’Adidas, lui doveva essere a Copenaghen per l’indomani, perché aveva un incontro di lavoro con un cliente. Io invece, in teoria dovevo essere a Kastrup alle 12.15 ed in pratica sono arrivata alle 19.00. Almeno, chiacchierando un po’ con Elton, la giornata è trascorsa più velocemente. Così ho anche rispolverato un po’ d’inglese e quel minimo di cinese che avevo imparato durante il primo anno di università di Firenze. Inoltre, ho conosciuto un simpatico ragazzo olandese, che lavora al negozio di elettronica di Schiphol, nel quale ho acquistato una fotocamera (utilissima! Ho scattato più di 1000 foto!). Ad aspettarmi all’aeroporto di Copenaghen c’era quell’angelo di Stefano, venuto assieme alla sua amica Louise a recuperarmi. Sono andata a Copenaghen, e non direttamente a Billund, che sarebbe stato l’aeroporto più vicino a Vejen, semplicemente perché Stefano si trovava già a Copenaghen e, visto e considerato che entrambi abbiamo vinto la stessa borsa di studio alla Højskole di Askov, abbiamo deciso che almeno il viaggio in treno lo avremmo fatto assieme. E così è stato! Finalmente siamo riusciti a raggiungere la stazione di Vejen, un po’ tardino ma sani e salvi. Nonostante la tarda ora, ovvero circa le 23, alla stazione è venuta a prenderci Ine, giovane professoressa della Højskole, che con la sua risata estremamente contagiosa è riuscita subito a metterci a nostro agio.

Appena siamo arrivati alla Højskole, Ine ed Inge, un’altra professoressa, ci hanno consegnato le chiavi delle nostre stanze ed una lista con i nomi degli altri studenti e il loro paese di provenienza. Poi ci hanno mostrato velocemente le stanze, ben dotate di scrivania in legno con lampada da studio, cestino per l’immondizia, letto con lenzuolo e piumino d’oca, asciugamani puliti, armadio e per i più fortunati, anche il bagno con la doccia… e finalmente, dopo una giornata, consentitemelo, un po’ straziante, io sono stata fra le fortunate! Comunque, anche le altre camere erano tutte ben dotate di servizi, solo alcuni studenti avevano i bagni fuori dalla camera, ma niente di particolarmente scomodo. Erano tutti molto puliti, nessuno si è lamentato! Dopo averci offerto del tè caldo ed una bella fetta di dolce con panna e pistacchi (leggerina, eh?), finalmente ci hanno concesso di andare a letto! Appena sono entrata nel letto, ribadisco con piumino d’oca (quindi non portatevi solo vestiti estivi, mi raccomando!), ripensavo alla prima sensazione che ho provato entrando alla Højskole: direi semplicemente armoniosa. Tutto taceva, sentivo l’odore dell’erba bagnata e il canto dei grilli, era una tipica, fresca sera d’estate. Vedevo il bagliore delle poche luci, accese per noi all’interno di un’enorme complesso. Tutti gli altri studenti erano arrivati nel pomeriggio ed erano già a letto, tranne una ragazza argentina, Magdalena. Magui (così vuole essere chiamata) se ne stava seduta ad un tavolino a bere il suo Mate, un’infusione che viene preparata con le foglie essiccate di una pianta originaria del Sud America e acqua calda. Amarissima. Viene servita in una curiosa tazza in legno con una cannuccia di metallo. La voglia di vedere e conoscere gli altri studenti aumentava. E così, mentre immaginavo come avrebbe potuto essere il primo giorno alla Højskole, mi addormentai.

Si dorme proprio bene d’estate in Danimarca, c’è fresco, non si suda, si dorme con il pigiama … un buon sonno profondo e rilassante, direi. Pronti per affrontare una nuova giornata di ottimo umore. Il primo impatto: il primo giorno a colazione ci siamo presentati tutti con: “Hej. Jeg hedder Francesca og kommer fra Italien. Hvad med dig?” oppure: “Ah, sei italiano anche te, da dove vieni?” Poi visto che le professoresse ci hanno dato dei cartellini sui quali scrivere i nostri nomi da tenere attaccati (almeno per i primi giorni), giorno dopo giorno ci siamo ricordati tutti i nomi, eravamo circa 50 studenti provenienti da tutto il mondo, il più giovane aveva 19 anni e il più anziano ne avrà avuti 75. Che bello! Era stupendo ascoltare ogni giorno un’esperienza di vita diversa. Mi mancano i racconti di un ragazzo cresciuto in Perù che però ora abita a Barcellona, oppure scambiare alcune parole con una ragazza lituana ed imparare ricette tipiche, assorbire alcune parole in olandese, arrangiarmi a parlare uno spagnolo tutto all’italiana, aggiungendo la –s in fondo a quasi tutte le parole… lavarmi i denti in compagnia delle ragazze giapponesi, che ogni volta che ti vedono, con le dita fanno il segno di “victory” e sorridono gentilissime! E non meravigliatevi se ogni tanto i giapponesi vi arrivano con un regalino in mano e per giunta vi ringraziano, quando in verità siamo noi a doverli ringraziare. Ma è stupendo vedere come le emozioni e le sensazioni crescono giorno per giorno e si riesce in poco tempo ad affezionarsi a persone che nemmeno conosciamo. Grazie ai molti impegni scolastici, alle escursioni, alle visite guidate, alle feste, alla recitazione in sala teatro, al ballo e al canto, si stringono rapporti d’amicizia talmente forti che ci rendiamo conto di voler vivere in pieno questo momento. Non bisogna perdersi un attimo, perché certe esperienze ti rendono felice e spensierata, ti permettono di confrontarti con gli altri, ti regalano momenti d’imbarazzo, ti fanno crescere. Askov, un luogo tranquillo, direi quasi “incantato”, dove tutti sorridono e sono disponibili. Non mi meraviglio poi e dicono che i danesi sono il popolo più felice e soddisfatto al mondo.

Dopo un’esperienza così bella, tutto assume un significato diverso. Anche il mio viaggio-Odissea. Lo rifarei mille volte, perché una vacanza studio così è valsa la pena. Un’esperienza nuova (che bisogna provarla, per capire!), che ti arricchisce sia dal punto di vista culturale, che da quello umano. Tutto assume un’importanza diversa, anche un saluto, un semplice sorriso, il profumo della campagna, il tè caldo bevuto in compagnia, una canzone… Mi sembra ancora di vederci lì, tutti insieme nella Fengers Hus (una casetta ritrovo), con il professore di canto seduto al pianoforte e noi che cantiamo con le mani in alto e gli accendini accesi… sento ancora le note di “Wind of Change” degli Scorpions… Take me to the magic of the moment on a glory night where the children of tomorrow dream away in the wind of change…

Francesca Citera

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