Un mese nella terra delle fiabe

All’aeroporto di Pisa, impaziente di arrivare a destinazione e in coda al check-in tra molti turisti, non ho esitato a domandare ad una coppia di sconosciuti: “Er I danskere?” e la loro risposta è stata un sorriso e poi “Ja!”. Col mio danese elementare e a volte incerto, sono riuscito a dialogare per tutto il viaggio con loro, i quali, colpiti dalla mia passione per la Danimarca e anche dal fatto che un italiano parlasse in danese, mi hanno lasciato i contatti per mantenere l’amicizia.

Arrivato in Danimarca, in treno da Lübeck, ho potuto ammirare la dolce e silenziosa campagna danese, caratterizzata da immensi campi di cereali, casette colorate e pale eoliche. E proprio questo tipico paesaggio rurale ha da sempre esercitato un fortissimo ascendente su di me, fin da quando lo vidi in fotografia su alcuni libri o su internet…

All’aeroporto di Pisa, impaziente di arrivare a destinazione e in coda al check-in tra molti turisti, non ho esitato a domandare ad una coppia di sconosciuti: “Er I danskere?” e la loro risposta è stata un sorriso e poi “Ja!”. Col mio danese elementare e a volte incerto, sono riuscito a dialogare per tutto il viaggio con loro, i quali, colpiti dalla mia passione per la Danimarca e anche dal fatto che un italiano parlasse in danese, mi hanno lasciato i contatti per mantenere l’amicizia.

Arrivato in Danimarca, in treno da Lübeck, ho potuto ammirare la dolce e silenziosa campagna danese, caratterizzata da immensi campi di cereali, casette colorate e pale eoliche. E proprio questo tipico paesaggio rurale ha da sempre esercitato un fortissimo ascendente su di me, fin da quando lo vidi in fotografia su alcuni libri o su internet.

Ho potuto visitare con calma Copenaghen, essendo arrivato con due settimane d’anticipo rispetto alla data di inizio del corso di lingua. Ho soggiornato, infatti, nell’appartamento di un’amica danese (presso un kollegium ad Amager), la quale contemporaneamente ha visitato Firenze, vivendo nell’appartamento che condivido con altri studenti nel capoluogo toscano.

Copenaghen è una città moderna, funzionante, intelligente, pulita, piena di biciclette e piena di…turisti italiani! Inoltre ci sono molti spazi verdi in cui è possibile rilassarsi vicino a graziosi laghetti con anatre e cigni! E proprio in Danimarca ho visto per la prima volta i cigni e molti cervi; questi ultimi quando ho passeggiato nel parco di Dyrehave, poco fuori Copenaghen.

Ho visitato diversi musei, alcuni dei quali ad ingresso libero; sono rimasto davvero colpito quando ho ammirato da vicino la scultura di “Giasone” al Thorvaldsen Museum e tante altre opere dello scultore danese, ispirate alla mitologia classica. Assai suggestivo anche  il castello di Rosenborg e il relativo tesoro.

Ovunque mi trovassi, ho cercato di parlare in danese per ricevere informazioni e le risposte arrivavano, con mio grande stupore, quasi sempre in danese, accompagnate da sorrisi e complimenti. Dov’è la freddezza dei Nordici? I Danesi sono sì diffidenti, ma assai amichevoli e accoglienti, quando si manifesta un vero interesse per la loro terra. Forse mancano dell’entusiasmo tipico della gente del Sud, ma compensano con gentilezza e lealtà disarmanti, unite ad una lodevole coscienza civica e ad una maggiore coesione sociale.

Il corso di lingua danese, organizzato su più livelli e ricco di attività pomeridiane e serali (incontri con autori locali, proiezioni di film, visite guidate, musica e balli tradizionali, …) è stato utile a migliorare la pronuncia con l’uso di laboratori linguistici e l’ascolto quotidiano di un docente madrelingua e di molte audio-registrazioni. Molto interessanti sono state anche le letture di testi su aspetti culturali della Danimarca moderna (i nomi danesi, i numeri di identificazione, l’occupazione tedesca dal 1940 al 1945, la crisi col mondo islamico, la cultura del bere, …).

Certamente ho migliorato la capacità di esprimermi, dopo un intero mese piacevolmente trascorso a Copenaghen, e al momento ho tanta nostalgia e tanta voglia di ritornare nella “terra delle fiabe”, dove, a partire dal prossimo gennaio, vivrò un’esperienza Erasmus. E ancora una volta, prima di mettermi in viaggio verso quel magico paese crepuscolare, che seduce la fantasia come il canto di una sirena, ritornano alla mente alcuni versi di Baudelaire dalla poesia “L’invito al viaggio”:

“… Guarda come dormono sui canali

i vascelli vagabondi;

giunti da ogni confine

per soddisfare ogni tuo minimo desiderio.

I soli che tramontano

rivestono i campi,

i canali, la città intera,

di giacinto e d’oro;

il mondo si addormenta in una calda luce.

Laggiù tutto è ordine e bellezza,

magnificenza, calma e voluttà.”

Roberto De Vincenti

tregua85@libero.it