Storia della Norvegia

La Norvegia è una monarchia costituzionale con capitale ad Oslo. L’attuale re è Harald V. Il paese si estende su 386.433 Km2 e conta una popolazione di 4.700.269 (al 15 giugno 2007).

La preistoria ed i primi secoli
    
Si calcola che già intorno al 9300 a.C. i primi gruppi di cacciatori di renne abitavano il Capo Nord, ma è solo con l’Età del bronzo (1800-400 a.C.) e poi con l’Età del ferro (500 a.C.-800 d.C.) che si affermarono progressivamente: l’importanza dell’agricoltura, la costruzione di fattorie e il formarsi di primi villaggi, l’istituzione del Thing (assemblea legislativo-giudiziaria) e lo sviluppo della scrittura runica. Nei primi secoli dopo Cristo si intensificarono gli scambi commerciali ed i contatti tra le diverse tribù, nelle quali si stabilì la diversificazione dei poteri militare e religioso.
Dopo una grave crisi demografica nel 500 d.C, forse dovuta alla peste, si assistette intorno al 600 ad una nuova crescita della popolazione. I contatti con l’Europa, specialmente con i Franchi, furono probabilmente all’origine del desiderio di potere dei singoli capitribù, i quali cominciarono ad espandersi.

 

Il periodo vichingo

L’attacco navale alla costa nord dell’Inghilterra nell’anno 793 è da molti considerato l’inizio dell’Era vichinga (fine 700-1000), in cui i popoli scandinavi giocarono un ruolo importante nella storia europea. I vichinghi furono soprattutto eccellenti navigatori, i cui viaggi si trasformarono presto in spedizioni di conquista mirate all’espansione e all’arricchimento. Essi rappresentarono dunque una forte minaccia militare, la cui organizzazione guerriera era basata su soldati professionisti con precise norme, valori e credenze religiose. Norvegesi e danesi insieme toccarono progressivamente le coste francesi, spagnole e nordafricane, mentre furono avversari nella contesa delle isole britanniche, del nord della Scozia e dell’Irlanda orientale, dove la resistenza celtica fu dura e alla lunga vincente.
Al IX secolo risale la scoperta dell’Islanda, nella quale si installarono intere tribù di norvegesi che cercavano di sfuggire all’egemonia di Harald Hårfagr (Araldo Bellachioma), il quale tentava di riunire la Norvegia sotto il suo potere. L’Islanda diventò il centro della letteratura norrena delle saghe, in cui si racconta anche dell’arrivo in Groenlandia nel 980 di  Erik il Rosso; il figlio di questo eroe vichingo approdò nel 1000 in Nord America (da lui chiamata Vinland), dove però non si formarono villaggi permanenti.
Nell’872 Harald Hårfagr riuscì nel suo intento di unificazione della Norvegia, e dopo di lui il potere passò ai suoi discendenti, tra i quali Olav Haraldsson, grande re e guerriero che si dedicò soprattutto all’affermazione del Cristianesimo ed il cui nome rimase nella storia nazionale: proclamato santo patrono del paese, le sue spoglie sono conservate nella cattedrale di Nidaros.

Il Medioevo

In quelli che sono considerati i primi decenni dell’epoca medievale (1066-1130) si assistette al consolidamento del potere del re e della Chiesa cristiana. Queste istituzioni riuscirono ad assicurare un periodo di pace, minacciato però dalla mancanza di regolamentazione nei passaggi di potere (le discendenze erano ancora spesso verificate tramite la cosiddetta “prova del fuoco”): ciò condusse a dure guerre civili, che interessarono soprattutto gli anni 1130-1184. L’intensificazione delle attività commerciali ed il conseguente fermento economico, nel frattempo, portarono a nuovi assetti politico-sociali, che l’influenza ormai potente della Chiesa contribuì ad aggregare e stabilizzare. Benché gli ecclesiastici aspirassero al controllo delle controversie ereditarie, si ritiene che a mettere fine alle guerre civili intervenne piuttosto l’abilità militare di Sverre Sigurdsson il quale, sconfitto il rivale Magnus Erlingson (appoggiato dalla Chiesa), riuscì ad imporsi e ad assicurare al regno una relativa stabilità.
Questo fu il tempo di Snorri Sturluson (1178-1241), il più famoso storico, poeta e politico del medioevo norvo-islandese. Il XIII fu inoltre un’epoca di grande espansione territoriale.
Il tardo Medioevo è invece segnato da epidemie di peste che, soprattutto in seguito al terribile 1349, dimezzarono la popolazione norvegese.
Si avviò così un epoca di unioni: quella dano-norvegese per questioni dinastiche, sotto il trono di Olav, figlio di Håkon VI e della principessa danese Margrethe, e poi l’unione di Kalmar (1397), tra Regno di Danimarca (di cui la Norvegia è parte) e Regno di Svezia, la quale ne uscirà nel 1523.

La Norvegia provincia danese

Dal 1536 il re dano-norvegese Christian III rese la Norvegia una provincia del regno, privandola della propria autonomia. Nonostante la lingua ufficiale diventi il danese, l’identità norvegese rimase tuttavia viva attraverso il mantenimento dei dialetti e delle usanze.
Il XVI fu soprattutto il secolo dell’instaurazione della Riforma.
Il ‘600 ed il ‘700 furono caratterizzati dalle grandi guerre per il predominio nel Nord. La guerra di Kalmar (1611-13) per il contenimento dell’espansione svedese; la partecipazione alla guerra dei Trent’anni (1618-48); di  nuovo contro la Svezia negli anni 1643-66 e fino ai primi decenni del 1700.
Fu proprio durante le guerre che, anche in Norvegia, maturarono alcuni mutamenti sociali quali l’indebolimento della nobiltà e l’ascesa della classe borghese: questi fermenti condussero all’introduzione dell’assolutismo monarchico, nel 1660, con il re danese Frederik III. Le nuove leggi, che assicurarono alla Norvegia una certa autonomia nella gestione delle risorse, favorirono lo sviluppo economico del XVII secolo.

Sottomissione alla Svezia e Costituzione

Il 14 gennaio 1814, in seguito agli accordi di Kiel, la Norvegia venne ceduta alla Svezia. Il discendente al trono di Danimarca, il principe Christian Frederik, eletto reggente in Norvegia dai maggiori borghesi e funzionari norvegesi, insieme a loro decise la politica da seguire e stilò una Costituzione. Il 17 maggio 1814 Christian Frederik venne eletto re all’unanimità e la Norvegia si dichiarò un paese libero ed indipendente. Questa data corrisponde ancora oggi alla festa nazionale del paese.
Ma la Svezia intervenne militarmente, costrinse il nuovo re ad abdicare ed a lasciare il paese: con gli Accordi di Moss la Norvegia dovette firmare l’accettazione dell’unione con la Svezia, riuscendo in cambio a mantenere la nuova Costituzione. Si poté assicurare una classe dirigente autonoma ed istituzioni indipendenti, pur assoggettandosi all’autorità del re svedese Karl Johan Bernadotte ed alla sua politica estera.

Industrializzazione, identità nazionale ed indipendenza

Nel XIX secolo si assistette ad una massiccia crescita della popolazione, delle città, alle prime emigrazioni e colonie negli Stati Uniti, allo sviluppo industriale ed alla nascita delle prime organizzazioni sindacali; si inaugurò anche un nuovo benessere, si costruirono strade e la prima ferrovia, si introdussero il telegrafo ed il telefono. Nacque il parlamentarismo e con esso i partiti, la Destra e la Sinistra. Al 1898 risale il diritto di voto maschile universale (allargato alle donne nel 1913), ed agli inizi del ‘900 venne riconosciuta la parità tra il nynorsk (“nuovo norvegese”, creato a partire dai dialetti più arcaici) ed il bokmål (“lingua dei libri”, derivante dal danese), le due lingue ufficiali.
L’idea di stato nazionale si diffuse in Europa ed in Norvegia sollevando scontenti sull’unione con la Svezia: nel 1905 si giunse al riconoscimento dell’indipendenza norvegese. Un referendum confermò nel paese la forma monarchica e venne eletto al trono il principe danese Carl con il nome di Haakon VII. A questo punto la Norvegia era finalmente divantata uno stato indipendente.   

Le guerre mondiali

Durante la I guerra mondiale il paese dichiarò la neutralità, ma di fatto si comportò da “alleato neutrale” con l’Inghilterra. Ad un primo arricchimento grazie alla guerra seguì un periodo di forte instabilità economica, che proseguì anche tra le due guerre e si aggravò con la crisi internazionale del ‘29.
Allo scoppio della II guerra mondiale la Norvegia si dichiarò nuovamente neutrale, ma si venne a trovare geograficamente al centro di manovre militari e traffici di materiali da guerra. Nel 1940 Danimarca e Norvegia furono invase dall’esercito tedesco. Una prima resistenza fu vanificata dalla potenza nemica e dal colpo di stato con cui il maggiore Quisling si assicurò il potere con il supporto di Hitler. Alla resa militare norvegese la famiglia reale ed il parlamento fuggirono in Gran Bretagna. Il paese si divise tra resistenza e collaborazionismo, ma l’opposizione si impose sempre più fino alla grande protesta del ’42, seguita da arresti di massa. Con l’appoggio britannico e l’intervento logistico ed economico del parlamento e dei reali si arrivò alla resa tedesca ed alla liberazi

one l’8 maggio 1945.

Welfare state, nuova ricchezza e questioni sociali

A trionfare fu soprattutto una sensazione di unità, che portò i governi successivi alla collaborazione per un programma comune di stampo socialdemocratico. Fu il momento d’oro della politica del Welfare. Gli anni ’60 inaugurarono un grande sviluppo industriale, la diffusione di nuovi beni di consumo, un forte movimento studentesco e la partecipazione collettiva ai problemi ambientali conseguenti all’industrializzazione. Già in questi anni si affermò un movimento contrario all’unione europea (53% voti negativi).
Alla fine degli anni ’60 venne scoperto in Norvegia uno tra i maggiori giacimenti petroliferi mondiali: fu l’arrivo di una ricchezza di cui lo stato si assicurò il controllo.
Nel 1981 venne eletta la prima donna Primo ministro della storia norvegese, Gro Harlem Brundtland, che si trovò fronteggiare, tra gli altri, il problema di una massiccia immigrazione dal Terzo mondo e la questione dei Sami (Lapponi). Questo popolo, che aveva subito una lunga norvegesizzazione forzata e forti discriminazioni, rivendicava ora diritti ed autonomia. Tutto ciò portò all’istituzione, nel 1989, del Parlamento Sami e all’impegno da parte del governo norvegese a proteggerne la lingua e la cultura.
Un nuovo referendum sull’adesione all’Unione Europea nel 1994 ribadisce il parere negativo della maggior parte della popolazione.

Bibliografia in lingua italiana

JOHN MIDGAARD, Breve storia della Norvegia, traduzione di C. Picchio, Firenze, R. Sandron, 1968.

ØIVIND STENERSEN, IVAR LIBÆK, The history of Norway: from the Ice Age until today, translation by James Anderson, Snarøya, Dinamo forl., 2007 (I ed. 2003).

Sara Culeddu
sara.culeddu@email.it