Storia della Danimarca

La Danimarca è una monarchia costituzionale con capitale a Copenaghen. L’attuale regina si chiama Margrethe II. Il paese è costituito dalla penisola dello Jutland e da 406 isole delle quali circa 80 sono abitate. Si estende su 43.098 Km² e conta una popolazione di 5.411.405 (nel 2005). La Groenlandia e le Isole Faroer fanno parte del Regno di Danimarca, ma godono di un’ampia autonomia all’interno di questo.

La preistoria

Nei millenni successivi alla fine dell’ultima era glaciale la configurazione geografica dell’Europa era diversa da quella che conosciamo noi oggi. Quando il ghiaccio cominciò a sciogliersi, la terra, ormai liberata da una pressione enorme, si sollevò unendo lo Jutland con la Svezia. Ottomila anni fa però il livello del mare si alzò e una gran parte delle zone asciutte fu ricoperta dall’acqua. Il Mar Baltico entrò in collegamento con il Kattegat tramite l’Øresund, lo Storebælt e il Lillebælt. Così la Danimarca assunse la sua forma attuale. Sotto il mare gli archeologi possono ancora trovare reperti di boschi preistorici e insediamenti provenienti dall’età della pietra.

Il battesimo del paese

Il paese trae il suo nome da un popolo chiamato danerne (i danesi). Il nome è iscritto sulla grande pietra runica di Jelling, eretta dal re Harald Blåtand (Harald Denteblu) alla fine del 900 e spesso ritenuta il certificato di battesimo del paese: ”Re Harald fece costruire questo monumento in memoria di Gorm, suo padre, e di Thyra, sua madre, quell’Harald che conquistò tutta la Danimarca e la Norvegia e rese i Danesi cristiani”. Il rafforzamento del Dannevirke, un sistema di terrapieni che serviva a difendere la penisola dello Jutland dalle invasioni, e la costruzione di grandi fortezze, tutte eseguite nell’arco di pochi anni dal 979 al 981, possono essere interpretate come testimonianze dell’unificazione del paese. Da allora la Danimarca è un paese indipendente, ed è quindi uno degli stati più vecchi d’Europa.

Il periodo vichingo

Con Harald Blåtand siamo nel pieno del periodo vichingo, che secondo un’interpretazione tradizionale iniziò nel 793 con il saccheggio del ricco monastero di Lindisfarne sulla costa inglese. Dall’865 all’880 i Vichingi danesi penetrarono in Inghilterra, conquistando un territorio che fu sottoposto al loro dominio e nominato Danelag, cioè la terra dove vige la legge danese. I Vichingi non erano solo saccheggiatori, ma anche bravi commercianti e tecnici e senza la lora abilità nel costruire soprattutto navi non avrebbero mai potuto portare a compimento le loro imprese straordinarie. I loro viaggi li misero in contatto con il cristianesimo e molti dei vichingi furono battezzati all’estero. Il passaggio ufficiale al cristianesimo avvenne sotto Harald Blåtand, il che non significò l’immediata abolizione della religione nordica pagana. L’età vichinga si concluse intorno al 1050.

L’età dei Valdemar

Dopo un secolo caratterizzato da disgregazione interna iniziò nel 1157 l’età dei Valdemar. Il re Valdemar I Store (il Grande) sconfisse i Vendi, una popolazione di lingua slava che aveva più volte saccheggiato il paese. Fu appoggiato dall’arcivescovo Absalon, il quale nel 1167 acquistò la città che sarebbe diventata la futura capitale del paese, Copenaghen. Nella cerchia di Absalon c’era un danese di nome Saxo che scrisse un’importantissima opera in latino sulla storia dei danesi. La bandiera danese si chiama Dannebrog e consiste in una croce bianca su un fondo rosso. Secondo una leggenda la bandiera cadde dal cielo nel 1219 durante una crociata in Estonia sotto il re Valdemar II Sejr (il Vittorioso). Nel 1241 egli, poco prima della sua morte, prese l’iniziativa per la stesura  della Jyske Lov (Legge dello Jutland), uno dei primi testi scritti in lingua danese. Con la sua morte l’età dei Valdemar finì.

L’unità del Nord

Tra la metà del Duecento e la metà del Trecento ci fu un periodo di crisi e di grandi difficoltà. I membri della famiglia reale lottavano apertamente fra di loro e il paese era economicamente sull’orlo della bancarotta. Il re Valdemar Atterdag (Nuova Alba), che assunse il potere nel 1340, riuscì a poco a poco a rimediare a questa terribile situazione. Il matrimonio nel 1363 tra sua figlia Margrethe e il re di Norvegia, Håkon VI, si sarebbe rivelato il suo trionfo più grande perché portò ad un’unione durevole tra i due paesi. Dopo la morte di Valdemar Oluf, il figlio di Margrethe, fu eletto re di Danimarca e, quando Håkon VI morì Oluf gli succedette. Per la prima volta dall’epoca vichinga la Norvegia e la Danimarca ebbero un unico re. Dopo la morte prematura di Oluf Margrethe governò la Danimarca e la Norvegia e ben presto anche la Svezia. Nel 1397 un figlio adottato di Margrethe fu incoronato re di Danimarca, Norvegia e Svezia in una solenne riunione a Kalmar. La Norvegia sarebbe rimasta sotto la corona danese fino al 1814 mentre la Svezia si sarebbe staccata definitivamente dall’unione nel 1523.

La riforma protestante

Dopo una guerra civile definita Grevens Fejde (la Faida del Conte) venne incoronato nel 1536 Christian III, che nello stesso anno introdusse la riforma protestante. Il passaggio alla nuova fede si completò dopo qualche decennio ed oggi può essere difficile concepire che la Danimarca sia stata una volta un paese cattolico.

Le guerre contro la Svezia

La Svezia era per la Danimarca un pericoloso avversario e negli anni tra il 1563 e il 1720 i due paesi fecero spesso la guerra. Nel 1596 prese il potere il giovane re Christian IV, che governò la Danimarca per più di cinquant’anni. Di lui ancora oggi ci parlano gli splendidi edifici che fece costruire a Copenaghen. Di lui disponiamo, inoltre, di 3000 lettere che ci danno una buona impressione del suo carattere vigoroso. Come capo militare non ebbe però fortuna. Il suo intervento nella guerra dei Trent’Anni indebolì pericolosamente il paese e la guerra contro la Svezia dal 1643 al 1645 finì con una disastrosa sconfitta, in seguito alla quale la Danimarca dovette cedere alcuni territori. La sconfitta più umiliante la subì però suo figlio Frederik III, che nel 1658 perse la Scania in favore della Svezia. Ulteriori tentativi di riconquistare i territori perduti fallirono anche perché la Danimarca non ebbe l’appoggio delle grandi potenze occidentali.

L’assolutismo e gli anni della pace

Con Frederik III fu introdotto l’assolutismo. Nel 1660 la Danimarca diventò una monarchia ereditaria e al re fu affidato un potere quasi illimitato. Solo Dio era al di sopra del re. L’assolutismo rimase in vigore fino al 1849, anno in cui fu scritta la prima costituzione democratica del paese. Gli anni dal 1720 al 1807 costituiscono il periodo di pace più lungo che il paese abbia mai vissuto. Sono in parte gli anni dello scrittore Ludvig Holberg (1684-1754), che più di ogni altro nobilitò la lingua danese. Holberg nacque a Bergen, a quei tempi la città norvegese più aperta agli influssi provenienti dal continente, ma visse molti anni in Danimarca dove fece la carriera universitaria. Holberg, quindi, appartiene alla storia della letteratura di entrambi i paesi.

Le grandi perdite

L’Ottocento fu un secolo davvero difficile per la Danimarca. Nel 1807 la città di Copenaghen fu bombardata dagli Inglesi che volevano impadronirsi della flotta danese per impedire che questa cadesse nelle mani di Napoleone. La Danimarca fu così costretta a entrare in guerra e a stringere con Napoleone un’alleanza che le costò cara. Con la sconfitta dei Francesi la Danimarca perse la Norvegia. Due volte, dal 1848 al 1851 (la Guerra dei Tre anni) e nel 1864, la Danimarca si trovò in guerra contro i tedeschi. Il pomo della discordia era rappresentato in entrambi i casi dai ducati di Schleswig e di Holstein, che facevano parte dello stato danese ma che avevano tanti abitanti tedeschi. La guerra del 1864 finì con uno smacco in seguito al quale la Danimarca dovette cedere i ducati. La sconfitta venne sentita come una vera e propria amputazione. Da allora la Danimarca dovette rassegnarsi ad essere un piccolo stato tra grandi potenze. L’

Ottocento fu però artisticamente un secolo d’oro. N. F. S. Grundtvig (1783-1872), H. C. Andersen (1805-1875) e Søren Kierkegaard (1813-1855) sono tra gli scrittori più importanti, C.W. Eckersberg (1783-1853) e Christian Købke (1810-1848) tra i pittori di maggior rilievo.

La Danimarca moderna

La sconfitta creò, però, in un certo senso la Danimarca moderna. Dalle umiliazioni scaturì una forte volontà di ripresa, l’insuccesso nelle guerre fu una spinta verso un radicale rinnovamento della società. L’agricoltura venne modernizzata e le grandi città crebbero a causa dell’industrializzazione del paese. Il periodo dal 1864 al 1914 vide l’affermazione della democrazia. In campagna il movimento delle cooperative e le Scuole popolari per adulti, le cosiddette højskoler, ebbero un’importanza decisiva in quanto prepararono i contadini alla vita politica. La Socialdemocrazia, che sarebbe diventata una forza guida della società danese, si sviluppò a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. Con la nuova costituzione del 1915 le donne danesi ottennero il diritto di voto. La Danimarca non fu coinvolta nella prima guerra mondiale, ma in seguito alla stessa fu spostata ancora una volta la frontiera verso sud, così che lo Schleswig settentrionale fu riunificato al paese nel 1920.

La seconda guerra mondiale

La Danimarca fu occupata dalle truppe tedesche il 9 aprile 1940. Nei primi anni della guerra il governo danese condusse una politica di collaborazione per evitare una nazificazione del paese e per procurare alla gente condizioni di vita sopportabili. Erano però in molti a pensare che tale scelta fosse umiliante e compromettente. Il collaborazionismo finì nell’estate del 1943 dopo numerosi scioperi e atti di sabotaggi. Il governo danese cadde e negli ultimi due anni della guerra il paese fu governato dai direttori generali dei vari ministeri. Il paese fu liberato il 4 maggio 1945 da parte dell’esercito inglese.  

Sviluppo del welfare state

Gli anni del secondo dopoguerra sono stati caratterizzati dallo sviluppo del welfare state, i cui principi hanno incontrato un ampio consenso politico. Nel 1973 la Danimarca è entrata nel Mercato Comune (che sarebbe divenuta l’odierna UE) e il paese ha sicuramente condotto una politica più filoeuropea rispetto allo Svezia e alla Norvegia, anche se referendum successivi hanno rivelato una certa diffidenza rispetto allo stesso progetto europeo. Nel 2006 la Danimarca si è trovata improvvisamente al centro dell’attenzione mondiale dopo la pubblicazione di dodici vignette di Maometto da parte del giornale danese Jyllands-Posten. Le vignette hanno scatenato la crisi estera più grave dalla seconda guerra mondiale. Le interpretazioni della crisi sono numerose e dipendono in larga misura dalle convinzioni politiche dell’osservatore.

BIBLIOGRAFIA IN LINGUA ITALIANA

Kjeld Winding, Storia della Danimarca. Breve profilo. Tradotto da Carla Del Zotto. Pisa & Roma: Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 1997.

di Anna Wegener
annawegener@hotmail.com