Sommerkurset i Bergen 2009

Il corso estivo dell’Università di Bergen è strutturato e organizzato con  la dedizione e la precisione tipica del mondo scandinavo. Il corso dura quattro settimane e luglio è solitamente il mese prescelto. Il personale docente è disponibilissimo ad ascoltare e accogliere, ove possibile, ogni richiesta di noi studenti. Le informazioni, sul corso e sull’arrivo in città, sono fornite con largo anticipo in modo da potersi organizzare con calma e tranquillità. Inoltre, grazie all’espansione dei social network (facebook, netlog e simili) è molto facile prendere contatti con tutti gli altri studenti ammessi al corso. Le nazionalità con le quali ci si relazionerà sono diverse: dalla Georgia agli Stati Uniti, dalla Russia alla Spagna, dalla Repubblica Ceca alla Lituania, dalla Gran Bretagna alla Svizzera, dalla Germania alla Polonia e via dicendo. Ciò comporta chiaramente un arricchimento culturale e intellettuale non indifferente che va al di là del semplice, seppur importante, esercizio della lingua.

I mezzi pubblici, inoltre, circolano sino a tarda notte e l’Università elargisce gratuitamente una speciale tessera, indispensabile per viaggiare con gli autobus durante tutto il periodo di permanenza. Questa vi servirà soprattutto per spostarvi dallo studentato di Hatleberg sino al centro, sede della facoltà umanistica. Hatleberg dista solo pochi chilometri dal centro ed è situato in una zona molto verde. L’alloggio prevede una stanza singola, quasi sempre con bagno privato e cucina da condividere al massimo con cinque o sei studenti. Lo studentato è tranquillo, pulito e ben servito dagli autobus. Poco lontano si trovano la banca, la farmacia e i supermercati Rimi e Despar. 

I corsi sono abbastanza difficili e viene richiesto un livello base di conoscenza della lingua B1 altrimenti, i primi tempi, rischiano di essere un po’ duri. Tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 12.30 circa ha luogo il corso di “lingua”. Di solito, gli ammessi al corso estivo non sono più di sessanta, questi vengono smistati in vari livelli (trinn) in base alle conoscenze, stabilite con un test sostenuto il primo giorno di corso. Il corso di lingua è frequentato da una quindicina circa di studenti, ciò facilita molto la didattica. Durante queste ore si dialoga di attualità (si usano i giornali locali e nazionali), politica, storia, letteratura, grammatica, si discutono presentazioni e si leggono alla classe i propri “saggi” riguardanti temi che il professore decide di giorno in giorno.

Dopo la pausa pranzo proseguono i corsi, questa volta però in aula magna, dove tutti gli studenti si ritrovano riuniti. I corsi pomeridiani durano sino alle 17.30 circa e trattano diversi temi: politica e giornali, geografia ed economia, struttura sociale e welfare state, storia e letteratura, problema del bilinguismo e dialetti, cinema e teatro, black metal norvegese (ebbene sì!) e musica classica, poesia nynorsk e bokmål, ecc… Tutti temi estremamente interessanti, anche se molti di questi già affrontati grazie ai corsi di letterature e di lingue nordiche frequentati in patria. Ma ripetere non fa mai male! Inoltre bisogna leggere anche un libro: quest’anno il romanzo Sult (Fame) del premio Nobel Knut Hamsun; il compito è stato affidato all’inizio del corso, e alla fine del corso un professore dell’Università ha tenuto una lezione su Sult e sull’opera di Hamsun, considerando anche la sua adesione al nazismo. Anche se la giornata sta per concludersi capita spesso che i professori stessi organizzino feste con balli folkloristici, visioni di film e cene a tema per tutti noi studenti. Insomma, delle esperienze edificanti ed indimenticabili!

Dalla seconda settimana in poi fervono i preparativi per il giornale, dove tutti sono tenuti a scrivere un articolo corredato di foto. Io ho trattato, in breve, la figura di Snorri Sturluson e le saghe islandesi, ma si può spaziare dal calcio alla politica, dal cibo al tempo (argomento preferito dai norvegesi), dalla letteratura alla musica e così via… La stesura del giornale è un’esperienza bellissima, nonché un ricordo materiale che porterete con voi dalla Norvegia.

Si studia molto, è vero, soprattutto in vista degli esami scritti e orali che si svolgono a fine corso, ma il tutto è presentato così chiaramente da non accorgersi di quanto, in realtà, si apprende nell’arco di un solo mese. L’attestato di frequenza del corso e la valutazione degli esami saranno recapitati a casa entro qualche mese.

Per quanto riguarda le spese da sostenere, la Norvegia, si sa, è molto cara ed è per questo motivo che il corso estivo rilascia diverse borse di studio. Il modulo per la richiesta di borsa di studio e la domanda per la partecipazione al corso le trovate qui: http://www.hf.uib.no/i/nordisk/sommer/

I moduli sono complementari, quindi, devono essere spediti insieme. Nel sito, alla voce Økonomi e Søknad troverete ulteriori informazioni riguardo ai documenti da allegare insieme alla domanda. Il tutto è comunque molto semplice e chiaro, niente a che vedere con la nostra burocrazia!

 • Le escursioni

L’ennesima nota positiva consiste nei numerosi viaggi e tour che l’Università vi propone quasi gratuitamente. Quelli più “impegnativi” si affrontano nei fine settimana. Uno, a mio parere, dei più belli è stato il viaggio in treno da Bergen a Myrdal e successivamente a piedi sino a Vatnahalsen (810 metri sul livello del mare). Paesaggi meravigliosi che lasciano spazio alla contemplazione e alla riflessione; vette innevate, ruscelli gelati e immobili a decorazione di maestose montagne e verdi valli colme di fiori colorati, torrenti impetuosi e tipiche casette rosse dai tetti erbosi. Il tutto respirando un’aria talmente pura e fresca da ricordarsela per sempre. Un sogno per gli sportivi e, in particolare, per i ciclisti. A Vatnahalsen, chi non ha voglia di camminare per 13 km lungo la montagna può riposarsi in un rustico hotel raggiungibile solo a piedi o con la tratta ferroviaria Flåmsbanen. In questo hotel il personale femminile indossa un bunad (abito tradizionale) molto particolare e dai colori tipici della zona. Si cena e si cantano canzoni folk e il giorno dopo si riparte, sempre immersi in scenari meravigliosi, verso il Sognefjord. Piccola pausa ai piedi di Kjosfossen, una suggestiva cascata (l’acqua cade da ben 90 metri) vicino ai ruderi di un’antica casa in pietra, da dove, ad ogni ondata di turisti scesi appositamente dal treno parte una musica ancestrale con tanto di huldra (una creatura della foresta) che appare e scompare qua e là. Forse un po’ eccessivo ma molto, molto affascinante. Arrivati a Flåm si pranza e si parte con il battello navigando per oltre due ore. È il Sognefjord, il fiordo più profondo della Norvegia, nonché patrimonio mondiale dell’Unesco. Se ne percorre, ovviamente, solo una piccola parte: dall’Aurlandsfjorden al Nærøyfjorden. Inutile descriverne la bellezza; neanche le immagini possono granché. I fiordi sono un patrimonio da scoprire e amare, così come la loro flora e fauna. Successioni di mare, coste, montagne altissime con vette nebbiose, paesini minuscoli, boschi infiniti e cascate che cadono a picco nel mare rendono questo viaggio indimenticabile. L’arrivo a Gudvangen sancisce la fine del viaggio; c’è solo il tempo di uno sguardo al mercatino vichingo e circa tre ore di pullman dopo si è nuovamente a Bergen. Viaggio da sogno!

Ma altri tour devono essere, per lo meno, citati: quello a Rongevær è uno dei più “avventurosi”. Si va per un fine settimana in un’isola vicino Bergen, si dorme nei sacchi a pelo e si pranza con quello che si pesca… Il panorama stupendo e l’aria di mare rendono questa avventura bellissima.

Ma molte altre “visite”, più brevi e meno impegnative, sono presentate durante la permanenza. Si ammirano le opere conservate al Bergen Kunstmuseum; si visita la casa del celebre violinista Ole Bull a Lysøen, stupenda isoletta a sud di Bergen; si scopre la meravigliosa Fantoft stavkirke di Fana ricostruita una decina di anni fa sul modello dell’originale in seguito ad un incendio e si assiste ad una esecuzione dal vivo di alcuni capolavori di Edvard Grieg, proprio a Troldhaugen, la sua amata casa sulla “collinetta dei troll”. Che dire, non mi sembra poco!

• Bergen, città anseatica e non solo

Durante la permanenza a Bergen si scopre quanto il senso dell’umorismo e dell’aggregazione sociale tipica di “noi” italiani e latini in generale si discosti per metodo e forma da quello scandinavo. Non fraintendetemi: l’immagine dello scandinavo depresso, pallido, con tendenze suicide, alienato dalle troppe leggi sociali e dedito alla malinconia più cupa è spesso uno stereotipo simile a quelli che circolano sull’Italia e sull’italiano medio. Al contrario di quanto si possa pensare stringere amicizia con un bergenser è relativamente facile; la maggior parte ha sempre il sorriso sulle labbra e sono pronti ad aiutarti in caso di bisogno… Infatti, dare informazioni su strade e luoghi della loro città li rende molto felici! Ma è durante il weekend che gli abitanti di Bergen diventano davvero socievoli. Ciò è dovuto probabilmente ai litri di birra consumati, ma anche al senso del dovere che li vede ligi nel lavoro e nello studio durante tutta la settimana. È nel fine settimana, infatti, che si liberano dalle responsabilità e si divertono a più non posso! Ecco la tipica serata estiva di Bergen: andare di pub in pub (il Garage è quello più underground) e bere la birra Hansa, ovviamente prodotta a Bergen. È il mix ideale per fare amicizia e allenare la lingua con dei veri autoctoni. La cosa vi potrà tornare difficile all’inizio visto il dialetto e la pronuncia non comprensibilissimi, ma, dopo una settimana circa capirete anche qualche parola in nynorsk! Ciò vi tornerà utile visto che alcuni testi con cui avrete a che fare durante i corsi sono scritti in neonorvegese. Abituatevi al te al posto di til, eg per jeg, aleine per alene ecc…  Anche l’uso dei numeri è diverso; tyve e syv predominano su tjue e sju. È semplicemente questione di tempo e di pratica!

Bergen è una città vitale, giovane e tranquilla allo stesso tempo. Numerosi sono i concerti al Festplassen, il parco comunale vicino al Kunstmuseum, dove sono conservate molte opere di E. Munch, T. Kittelsen, J. C. Dahl, H. Gude e G. Munthe, tutte facenti parte la collezione di Rasmus Meyer, uomo di affari nonché mecenate nato a Bergen nella metà del XIX secolo.

Festplassen è nota anche per il stupendo boschetto di rododendri e la variegata fauna di uccelli presente presso il laghetto. Altro posto degno di nota è il Fisketorget, il famoso mercato del pesce, dove si può trovare anche dell’ottima frutta di bosco e vari souvenir typisk norsk! Impossibile da non visitare è il monte Fløyen, una delle sette colline che circondano la città. Si può arrivare sia a piedi, sia con la funicolare; una volta in cima il panorama è spettacolare e mozzafiato: tutta la città e il fiordo incastonati fra maestose montagne. In pochi minuti si passa da una città dai ritmi giovani ed europei alla bellezza sconfinata dei sentieri, dei ruscelli, delle montagne e dei boschi norvegesi. Fermatevi per un momento in quella grandiosità e comprenderete il motivo per cui saghe, fiabe e leggende tanto meravigliose hanno visto la luce in una piccola nazione poco popolata. L’ispirazione che rende grandi gli uomini, qui, non manca. Bergen fra modernità, natura e folklore è tutta da scoprire. Un mese trascorso è abbastanza per notare così tante differenze fra “noi” e “loro” da non voler più tornare indietro. Infatti, molti studenti di diverse nazionalità hanno scelto questa città come “casa”, e ciò non fa che favorire l’integrazione, che coabita tranquillamente con il nazionalismo tipico di una terra indipendente solo dal 1905.

Bergen è una città estremamente culturale. Il teatro cittadino ha un programma vario e interessante, oltre a vantare fra i suoi direttori passati il giovane Ibsen. Diversi cinema, festival musicali di ogni genere (dalla classica al jazz più sperimentale sino al black metal), svariati musei e attività varie contribuiscono a creare quel fermento culturale che rende Bergen una città speciale e magica. Fra una moltitudine di musei vorrei ricordare il Bergen Museet e il Kulturhistoriske Museet. Il primo vanta interi spazi dedicati ai periodi vichingo, medievale e anseatico, mentre il secondo, molto più grande, vanta diverse sale fra le quali alcune dedicate ai costumi di scena e all’uso delle tecniche teatrali al tempo di Ibsen. Vorrei anche sottolineare come molti dei musei sono vicini alla facoltà umanistica, permettendo agli studenti di visitarli con facilità.

Attrazioni da non perdere sono: l’acquario con le sue foche e i pinguini, il museo delle scienze, la Gamle Bergen e il monte Ulriken, il più alto fra i sette che circondano la città.

• Conclusioni

Ci sarebbe tanto ancora da scrivere, sia sulla città, sia sul corso estivo. È un’esperienza che non si dimentica; lì ho incontrato professori gentili e disponibili e ragazzi di ogni possibile nazionalità. È edificante sia dal punto di vista umano, sia dal punto di vista didattico. Si impara a comparare diversi sistemi universitari e diversi modi di agire e pensare con il proprio. Per questo motivo è un’esperienza che consiglio a tutti i miei colleghi, inoltre, si acquista una sicurezza linguistica che neanche mesi e mesi di studio in patria possono garantire. Infine è un buon modo di “rompere il ghiaccio” prima di un eventuale e più lungo soggiorno come studente Erasmus.

 Giada Ferrara, Università degli Studi di Firenze

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