Letteratura svedese

 Il medioevo

In ambito religioso medievale la letteratura si esprime in latino (Petrus de Dacia), a volte sulla base di testi originali in svedese antico andati perduti (Santa Brigida). Il monastero brigidino di Vadstena è centro culturale e di cristianità nel XV sec., ma molti suoi manoscritti sono distrutti durante la riforma luterana. In antico svedese restano le leggi provinciali, le traduzioni di romanzi cavallereschi francesi e le cronache storiche in versi. I canti popolari, la cui origine si ritiene medievale, sono raccolti soprattutto in epoca romantica; la loro redazione scritta è per lo più in svedese moderno.

La riforma e il “goticismo” nel Cinquecento

I fermenti artistici del rinascimento non arrivano in Svezia nel XVI sec. Invece è la riforma l’evento centrale dal punto di vista linguistico, culturale e letterario, oltre che religioso. La Bibbia, letta in volgare, diventa nei secoli matrice letteraria; e con la traduzione di Nuovo e Vecchio Testamento (1526 e 1541) ad opera di umanisti riformatori, tra i quali Olaus Petri, nasce lo svedese moderno. Petri è anche autore di salmi, di scritti giuridici e di una storia svedese che, per l’intento anti-celebrativo, è invisa a re Gustav Vasa. Proprio la visione patriottica e “goticista” domina nel XVI sec., con le opere sulla Svezia e il Nord scritte in latino e pubblicate in Italia dai fratelli Johannes e Olaus Magnus.

Inizi di letteratura moderna nel Seicento

La poesia svedese si sviluppa a corte nel Seicento; è un tardo rinascimento, imitativo e classicista nelle forme e barocco nella visione del mondo (Arvidi, Stiernhielm, Skogekär Bergbo). Anche la poesia religiosa (Spegel, Svedberg) e quella dei poeti “maledetti” Wivallius e Lucidor esprime l’antitesi tra fascino del mondo e ansia di salvezza.

Il Settecento illuminista, classicista e pre-romantico

L’illuminismo si diffonde nei decenni centrali del Settecento con la pubblicistica, la storiografia (Dalin) e la poesia (Nordenflycht, Gyllenborg, Creutz). Gli scienziati Linneo e Swedenborg fondono visione razionale e spirito religioso, scrivendo in latino ma anche in svedese. L’attento sguardo rivolto alla natura (Linneo) e alla dimensione profonda del sogno (Swedenborg) offrono importanti precedenti alla letteratura romantica e moderna. L’epoca di re Gustavo III, l’ultimo trentennio del Settecento, è apoteosi del classicismo e segnale della sua prossima fine. Nell’universo poetico del guitto Bellman la bassa realtà di Stoccolma è sublimata attraverso il mito classico, l’idillio pastorale e i motivi bacchici e anacreontici. L’arbitro del gusto classicista, Kellgren, entra in polemica con le “passioni” del genio preromantico Thorild. Neoclassicismo e soggettività si fondono nel racconto di viaggio in Italia di Ehrensvärd.

L’età romantica

Il romanticismo si sviluppa a partire dal 1810 esprimendosi in poesia, cercando le radici dell’identità nazionale (Tegnér, Geijer) o insistendo sul primato della fantasia e del fiabesco (Atterbom). Con Stagnelius, ignoto in vita e morto giovane, la tensione verso l’assoluto esprime la sua voce più complessa e originale. Nei secoli centrali dell’Ottocento il romanticismo si intreccia con le idee progressiste e una nuova attenzione verso la realtà, che implica lo sviluppo del romanzo (Bremer, Almqvist, Rydberg). Anche i maggiori autori finlandesi di lingua svedese, Runeberg (lirica, poemi epici) e Topelius (romanzo storico, fiabe), sono assai letti e parte del canone svedese.

Naturalismo e post-naturalismo

L’epoca moderna irrompe negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, con il naturalismo e la multiforme opera di Strindberg, il maggiore scrittore svedese, noto nel mondo come drammaturgo ma attivo in tutti i generi letterari. Gli autori che debuttano negli anni Novanta sono legati al rinnovamento inaugurato da Strindberg, emancipandosi però dalla pratica di una letteratura di “discussione dei problemi” tipica del naturalismo. Questa generazione produce talenti della poesia (Heidenstam, Fröding, Karlfeldt) e della prosa (Lagerlöf, Söderberg).

Indirizzi nella prima metà del Novecento

Il Novecento mostra una moltiplicazione di indirizzi e talenti, dei quali solo pochi possono essere qui ricordati. La narrativa borghese di inizio secolo esprime acutamente la coscienza della crisi europea con Hj. Bergman e con Schildt, svedese di Finlandia. Da una posizione di marginalità gli svedesi di Finlandia rivoluzionano le forme poetiche tradizionali, con il modernismo che si ispira alle avanguardie e introduce verso libero e un nuovo modo di immaginare (Södergran, Diktonius, Björling, Enckell). A partire dal modernismo, Lagerkvist crea un’opera di poesia, teatro e soprattutto narrativa, tra le più originali. Dagli anni Trenta si sviluppano sia una variegata corrente di narratori proletari e autodidatti (Moberg, Lo-Johansson, Martinson, Johnson), sia la poesia modernista (Ekelöf, Lundkvist). Altri poeti come Ekelund, Boye e Gullberg non adottano, o non sempre, il verso libero; non appaiono per questo meno validi o moderni.

Dal secondo dopoguerra a oggi

All’angoscia della seconda guerra e del dopoguerra è legata la poesia di Lindegren e Vennberg e la narrativa di Dagerman. Intanto nasce nel 1945, con A. Lindgren e Jansson, svedese di Finlandia, la moderna letteratura svedese per l’infanzia, una tradizione forte e originale con molti nomi interessanti fino a oggi (ad esempio Gripe, Stark, Thor). Il modernismo poetico produce altre voci dagli anni Cinquanta a oggi (Tranströmer, lo svedese di Finlandia Carpelan); ma negli anni Sessanta, con la protesta studentesca, prende forma un nuovo impegno sociale e politico, che produce frutti in poesia (Sonnevi) e nella narrativa (Lidman). Dagli anni Ottanta si affermano, anche a livello internazionale, narratori quali Enquist, Delblanc, Gustafsson, Tunström, T. Lindgren ed Ekman, e il drammaturgo Norén. La narrativa domina la scena dell’ultimo trentennio, spaziando dal buon intrattenimento del giallo (Mankell) a risultati più originali, come le voci dell’estremo nord del paese (Niemi) o dei sobborghi dove si concentrano gli immigrati e nasce un nuovo modo di parlare svedese (Khemiri). Anche la poesia contemporanea esprime voci forti e originali, spesso femminili (Frostenson, Jäderlund e la svedese di Finlandia Forsström).

Bibliografia

In italiano:

Mario Gabrieli, Le letterature della Scandinavia: danese, norvegese, svedese, islandese, Firenze / Milano, Sansoni / Accademia, 1969, 450 pp.
Renzo Pavese, Attività letteraria scandinava: Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia, Roma, Bulzoni, 1988, 168 pp.

In inglese:

Ingemar Algulin, A History of Swedish Literature, Stockholm, The Swedish Institute, 1989, 286 pp.
Lars G. Warme (ed.), A History of Swedish Literature (Vol. 3 of A History of Scandinavian Literatures), Lincoln, Neb., University of Nebraska Press, 1996, 584 pp.

In tedesco:

Jürg Glauser (Hrsg.), Skandinavische Literaturgeschichte, Stuttgard, Metzler, 2006, 519 pp.

In svedese:

Sven Delblanc & Lars Lönnroth (red.), Den svenska litteraturen, I-III, Stockholm, Bonnier, 1999, 659, 681, 792 pp.
Göran Hägg, Den svenska litteraturhistorien, Stockholm, Wahlström & Widstrand, 2001, 692 pp.

Johan Wrede (utg.), Finlands svenska litteraturhistoria, I, Åren 1400 – 1900, Helsingfors / Stockholm, Svenska Litteratursällskapet i Finland / Atlantis, 1999

Clas Zilliacus (utg.), Finlands svenska litteraturhistoria, II, 1900-talet, Helsingfors / Stockholm, Svenska Litteratursällskapet i Finland / Atlantis, 2000

Massimo Ciaravolo
massimo.ciaravolo@unifi.it