Letteratura danese

 Il medioevo

Mentre il regno danese, con re Valdemar I e l’arcivescovo Absalon, si sta organizzando sotto l’egida della cristianità, nasce, a cavallo tra XII e XIII secolo, il primo capolavoro della letteratura nazionale, Gesta danorum di Saxo Grammaticus. Scritta in latino, l’opera fonde mitologia, leggenda e cronaca storica, raccontando le origini  dei danesi e segnando l’ingresso della Danimarca nella cultura latina medievale e cristiana. Altre opere di ispirazione biblica sono prodotte in latino, mentre le più antiche attestazioni della lingua danese si trovano nei codici delle leggi provinciali e nazionali. In lingua volgare e nate nell’ambito della cultura medievale (anche se trascritte più tardi), sono le canzoni popolari (folkeviser), dove spesso la stessa ballata esiste in più varianti in tutta l’area scandinava.

Riforma e storiografia patriottica

Durante l’introduzione della Riforma luterana l’umanista Christiern Pedersen, assieme ad altri eruditi, traduce il Nuovo e il Vecchio Testamento (1524 e 1550), dando inizio alla lingua danese moderna. Pedersen ha un ruolo importante anche come promotore dell’edizione a stampa di Gesta danorum (Parigi, 1514). Da quel momento inizia la fama dell’opera di Saxo nella cultura umanistica europea; e da lì è tratta la storia del principe Amleto, raccolta e sviluppata da Shakespeare nella tragedia del 1600. Gesta danorum è anche tradotta in danese da A. S. Vedel nella seconda metà del Cinquecento, e in generale funge da fondamento della gloriosa antichità danese, nel momento in cui, con la nascita dello stato moderno, la storiografia patriottica cerca un passato illustre (A. Huitfeld). Si sviluppano, tra il Cinquecento e il Seicento, gli studi antiquari e storico-nazionalistici, alla scoperta delle rune e dei manoscritti norreni (O. Worm, Th. Bartholin).

Poesia barocca e autobiografia femminile

La poesia danese che nasce nell’età moderna è frutto della cultura barocca del Seicento. Mentre si plasma la lingua danese secondo i modelli normativi del classicismo europeo, lo sguardo sul mondo assume le forme della contrapposizione tra mondanità e salvezza, come nei salmi di T. Kingo. Kingo è anche all’origine di una tradizione di poesia cristiana adattata al canto e alla devozione comune, una tradizione che si svilupperà nei secoli ed è ancora assai viva in Danimarca. L’opera più innovativa di questa fase arriva sul finire del XVII secolo, con le memorie di Leonora Christina, sorellastra di re Federico III e da lui tenuta in prigione per molti anni. Qui, autobiografia in prosa e soggettività femminile sono gli elementi che anticipano sviluppi successivi.

Holberg e l’illuminismo

L. Holberg, nato in Norvegia ma attivo come scrittore e professore a Copenaghen, è la maggiore figura dell’Illuminismo in Scandinavia: viaggiatore cosmopolita, letterato, storico, giusnaturalista e filosofo, è inoltre il fondatore della commedia e del teatro moderno in Danimarca, che si sviluppa nella capitale danese durante gli anni Venti del XVIII secolo. La corrente contrapposta, e per certi versi precorritrice della sensibilità romantica, è quella del pietismo cristiano, che si esprime nei salmi di H. A. Brorson. Nella seconda metà del secolo un altro norvegese a Copenaghen, J. H. Wessel, mette in crisi, attraverso una parodia di tragedia, la norma classicista del tempo.

Preromanticismo e romanticismo

Nelle autobiografie frammentarie e soggettive di J. Ewald e J. Baggesen si sviluppano forme protoromanzesche a cavallo tra Settecento e Ottocento. Ewald è anche colui che introduce nella tragedia le forti passioni del mondo antico nordico, oltre la misura del classicismo. Attraverso la mediazione di H. Steffens, le idee e i procedimenti del romanticismo tedesco si esprimono compiutamente nella poesia di A. Oehlenschläger, che nella prima metà dell’Ottocento diventa anche un importante autore di teatro (dramma fiabesco e ispirazione antico-nordica). Un medioevo germanico riletto alla luce della redenzione cristiana è anche al centro della produzione di N. F. S. Grundtvig, autore di studi filologici, traduzioni, salmi e fondatore delle folkehøjskoler, le “università popolari”.

Tra romanticismo e realismo

Nei decenni della metà dell’Ottocento si colloca l’opera di alcuni modernissimi prosatori: H.C. Andersen, con i suoi romanzi di viaggio e le sue fiabe, dove il “fiabesco” è in realtà espressione di un’esperienza di vita complessa; S. Kierkegaard, che fa un raffinato uso della letteratura all’interno della sua “filosofia dell’esistenza” e del suo cristianesimo rigoroso; e S. S. Blicher, autore di novelle dallo Jylland. Con J. L. Heiberg lo sviluppo del teatro si apre alle nuove istanze dell’intrattenimento borghese attraverso la commedia leggera. Heiberg è anche il più influente critico letterario del periodo.

Brandes e il naturalismo

A partire dagli anni Settanta e almeno per un quarantennio la figura e l’opera del critico G. Brandes, uno dei primi comparatisti europei, è al centro della vita letteraria danese e nordica. Brandes invita gli scrittori ad abbandonare la fuga romantica e a ‘discutere i problemi’, per rinnovare la pratica letteraria e calarla in un presente ricco di mutamenti; successivamente scopre e valorizza, per la stessa Germania e per tutto il Nord, l’opera innovativa e complessa di F. Nietzsche. In questa fase si colloca l’opera di narratori più o meno vicini a Brandes, grandi talenti e fondatori del moderno romanzo danese: J. P. Jacobsen, H. Bang e H. Pontoppidan.

Il simbolismo

Sul finire dell’Ottocento e all’inizio del Novecento ha luogo una reazione nei confronti di materialismo, positivismo e, anche, dei valori radicali della generazione brandesiana. Alcuni poeti come J. Jørgensen e S. Claussen accolgono la lezione di Baudelaire e dei simbolisti francesi, alla ricerca di un’essenza spirituale e profonda del reale. Sono anche gli anni in cui si afferma l’estro modernista del poeta, narratore e viaggiatore J. V. Jensen.

Tendenze nella prima metà del Novecento

Un ritorno alla narrativa realistica e alle ambientazioni nazionali ha luogo nei primi decenni del secolo, anche in relazione ai mutamenti sociali e alle istanze di emancipazione delle classi meno abbienti (romanzi di M. Andersen Nexø, H. Kirk, la tendenza di Det folkelige gennembrud). La poesia, pur accogliendo impulsi dalle avanguardie europee e stati d’animo moderni, ancora non rompe con le forme tradizionali del verso quali metro e rima (E. Bønnelycke, A. Schade, P. La Cour). Vivace è l’attività teatrale tra le due guerre, arricchita da impulsi tratti da Brecht, Pirandello e l’espressionismo (K. Abell, Soya, K. Munk). A partire dagli anni Trenta e per i decenni centrali del secolo si sviluppano diversi talenti della narrativa, in contatto fecondo con le esperienze del modernismo europeo (T. Kristensen, H. Scherfig, H. C. Branner, M. H. Hansen); lontano dagli “ismi” e per certi versi atavico appare invece l’estro narrativo di K. Blixen, che diventa la voce di maggiore spicco internazionale della letteratura danese del Novecento.

Secondo dopoguerra e poesia modernista fino a oggi

La catastrofe bellica insegna a diffidare delle ideologie e della politica, vedendo piuttosto nella poesia un “bene rifugio” dell’umanesimo. È questo il messaggio degli autori vicini alla rivista Heretica, come O. Wivel e T. Bjørnvig. La poesia esistenziale di O. Sarvig è pure espressione di una simile tensione etica. Ma tra gli anni Cinquanta e Sessanta l’esistenzialismo poetico si combina a un rinnovato interesse critico per il mondo contemporaneo e, sul piano formale, alla definitiva affermazione del verso libero (rivista Vindrosen, I. Malinowski, K. Rifbjerg – quest’ultimo anche importante narratore). Legata al modernismo di Vindrosen è anche la prosa di V. Sørensen. Dagli anni Sessanta a oggi la poetica modernista è maturata producendo una serie di notevoli talenti, quali I. Christensen, H. Nordbrandt, M. Strunge, S. U. Thomsen, P. Tafdrup e M. Søndergaard.

Maestri e maestre della narrativa

Il romanzo e la narrativa continuano a evolversi, con una notevole molteplicità di espressioni, nel corso della seconda metà del Novecento: dalle novelle esistenzialiste di P. Seeberg, ai romanzi storici e di viaggio di T. Hansen e H. Stangerup, alla speciale narrativa di viaggio artico di J. Riel ai romanzi nel contempo quotidiani e fantastici di S. A. Madsen. Anche in relazione ai mutamenti sociali e culturali, la voce e la prospettiva femminile diventano sempre più centrali, con ad esempio T. Ditlevsen, S. Brøgger, C. Bødker, K. Thorup, D. Willumsen e V. Grønfeldt.

Gli ultimi decenni

Mentre il teatro trova con P. Asmussen un autore apprezzato anche all’estero, è sempre la narrativa il genere più ricco di voci e, anche, di maggiore successo commerciale. Il virtuosismo formale tipico del racconto postmoderno e le suggestioni del ”realismo magico” (P. Høeg, I. Michael, J. Teller) convivono con un filone psicologico e realistico sempre forte (I. Jessen, J. C. Grøndahl). Anche la novella conosce un momento di rifioritura sul finire del Novecento: quella al femminile e minimalista di H. Helle, C. Hesselholdt e S. Balle, e quella realistica, ”antagonista” e arrabbiata di J. Sonnergaard.

Massimo Ciaravolo

massimo.ciaravolo@unifi.it