Erfaringen vår ved Den internasjonale sommerskole i Oslo, 2011 / La nostra esperienza alla scuola estiva internazionale di Oslo, 2011

“Intense” è l’aggettivo più appropriato per descrivere le sei settimane presso la International Summer School (Den internasjonale sommerskole) dell’Università di Oslo. Intensi e intensivi i corsi di lingua. Intense le emozioni che hanno accompagnato gli eventi di questa estate 2011, senz’altro indimenticabile per tutti noi studenti e per la Norvegia che ci ha ospitati.

La nostra avventura è cominciata sabato 25 giugno, giorno del nostro arrivo. Al lunedì eravamo già in aula pronti per le lezioni.

Erfaringen vår ved Den internasjonale sommerskole i Oslo,  2011 / La nostra esperienza alla scuola estiva internazionale di Oslo, 2011

 

di Leonardo Bruni e Ilaria Cotrufo, Università di Firenze

 

“Intense” è l’aggettivo più appropriato per descrivere le sei settimane presso la International Summer School (Den internasjonale sommerskole) dell’Università di Oslo. Intensi e intensivi i corsi di lingua. Intense le emozioni che hanno accompagnato gli eventi di questa estate 2011, senz’altro indimenticabile per tutti noi studenti e per la Norvegia che ci ha ospitati.

La nostra avventura è cominciata sabato 25 giugno, giorno del nostro arrivo. Al lunedì eravamo già in aula pronti per le lezioni.

 

I corsi di lingua

 

I corsi di lingua si tenevano ogni mattina, dal lunedì al venerdì, per tre ore al giorno. Le lezioni del Trinn III, terzo di quattro livelli, si sono svolte a ritmo decisamente sostenuto, pur avendo in classe  tutto il tempo per confrontarci con i compagni e aiutarci a vicenda. Se non fosse stato per la quantità dei compiti “per casa” assegnataci da un giorno all’altro, il corso non sarebbe risultato così intensivo e alle volte addirittura pesante. Durante la maggior parte delle lezioni abbiamo lavorato sul libro di testo, seguendo lo schema di una lezione classica: lettura, esposizione e commento degli argomenti trattati da ciascun capitolo. Ciò che ci veniva assegnato da un giorno all’altro ad Oslo, noi eravamo abituati a farlo nell’arco di cinque giorni a Firenze! Per questo motivo non sono mancati momenti di nervosismo e scoraggiamento.

Ad una settimana dall’inizio dei corsi, ci siamo confrontati con gli altri studenti constatando che tutti, con pochissime eccezioni, ammettevano di far fatica a stare in pari col lavoro svolto in classe e in particolare con il “Semester Oppgave”, che consisteva nella produzione individuale di un testo di grossa mole (5 pagine scritte al computer, interamente in norvegese su un argomento a nostra scelta). L’esposizione dei contenuti del nostro testo ha costituito parte della prova orale.

La maggior parte delle classi, poi, ha cambiato insegnante all’inizio della  terza settimana, vale a dire a metà soggiorno. In questo modo abbiamo potuto fare esperienza di due modi diversi di insegnare. Inoltre, entrambi i docenti si sono dimostrati sia molto competenti e con esperienza di lunga data, che simpatici, amichevoli, gentili e sempre disponibili. Insomma, dei veri nordici.

Un aspetto notevole nella generale organizzazione dei corsi è stato la grande differenza di requisiti e obiettivi tra i quattro livelli. Non sono stati pochi i ragazzi che hanno avuto difficoltà ad inserirsi in quello giusto. Alcuni si sono trovati in classi con una preparazione media superiore alla propria. Altri, invece, hanno seguito lezioni di un livello inferiore perché i corsi del successivo avrebbero implicato uno sforzo troppo grande e pomeriggi interi sui libri. Ciò avrebbe significato, infatti, perdersi tutte le attività dopo l’orario delle lezioni, dai film, alle uscite, alla partecipazione a gruppi organizzati dagli stessi studenti. Per tutto questo eravamo spesso combattuti. Tuttavia, se non si mira ad un voto altissimo all’esame finale, frequentando un corso di livello superiore al proprio, si apprende molto più in fretta…a patto di non disperarsi se non si capisce tutto (sarebbe controproducente!) In fondo, nessuno dei professori ha fatto storie per un tema consegnato in ritardo.

 

 

Alcune considerazioni generali

 

Il contesto della ISS è, come suggerisce la definizione, poco norvegese e molto internazionale. Le nazionalità rappresentate sono circa 90, per un totale di quasi 600 studenti. Quest’anno, la presenza numericamente più significativa è stata quella degli studenti statunitensi per un totale di circa 150 ragazzi e ragazze. La ISS, inoltre, non offre solo corsi di lingua norvegese, ma anche tutta una serie di corsi relativi all’ambito delle Scienze Politiche e delle Relazioni internazionali in lingua inglese, seppur presentati da una prospettiva scandinava.

Per queste ragioni è facile immaginare che la comunicazione avvenga prevalentemente in inglese. 

Tuttavia, nella nostra esperienza, non è stato difficile trovare studenti che preferissero la sola lingua norvegese e, soprattutto con i compagni dei corsi di lingua (sia della propria classe che delle altre), sostituire l’inglese con il norvegese è diventato, lezione dopo lezione, un automatismo. Non sono mancate, quindi, persone ed occasioni per praticare la lingua.

 

Gli Eventi

 

Un calendario fitto di eventi ha riempito le nostre serate sin dalla prima settimana, dal momento che proprio quest’anno l’Università di Oslo festeggiava i suoi 200 anni. Per l’occasione, infatti, abbiamo indossato il vestito più elegante che la nostra valigia ci consentiva e preso parte alle celebrazioni. Una serata piacevole e inaspettata introdotta dal discorso di benvenuto del direttore della ISS Einar Vannebo, a cui sono seguite le parole del Rettore, Ole Petter Ottersen e del Ministro per l’Istruzione e la Ricerca, Tora Aasland, il tutto intervallato da ottima musica dal vivo! E per finire un abbondante buffet ci aspettava nella vasta hall del Municipio di Oslo (Rådhus).

E ancora la Norwegian Cultural Evening in una esposizione di balli, musica, fiabe e cibo tradizionali.

Infine, la International Cultural Evening. Stavolta è toccato a noi esibirci in musica, arte, teatro, cucina, nei costumi tradizionali. Ciascun Paese è stato degnamente rappresentato dai propri studenti, anche la nostra Italia. Noi, cinque italiani, ci siamo impegnati a preparare dell’ottima pasta (di cui sentivamo la forte mancanza) e alcuni dolci che sono stati molto apprezzati.

 

 22 luglio 2011

 

 E all’improvviso è arrivato venerdì 22 luglio, il giorno del duplice attentato. Inutile dire che, in seguito alle esplosioni in centro, sono immediatamente partiti gli accertamenti per verificare che tutti noi studenti della scuola estiva fossimo presenti e incolumi; e fortunatamente lo eravamo. Dopo le prime lunghe ore di spavento e sgomento, un silenzio surreale è calato su Oslo.

Ci è stato chiesto più di una volta quale fosse la nostra impressione, se l’accaduto ci avesse fatto cambiare opinione sulla Norvegia, se avessimo voglia di tornare a casa. La nostra risposta è sempre stata un deciso No! Al contrario è stato importante per la maggioranza di noi partecipare (lunedì 25 luglio) alla giornata di commemorazione delle vittime, ascoltare le parole del primo ministro Jens Stoltenberg e del principe Haakon, sentirci vicini al popolo Norvegese ed essere anche noi parte del blomsterhavet – letteralmente, il “mare di fiori”- che ha inondato le strade della città. Tutto questo ha poi dato origine ad una serie di domande e di riflessioni che abbiamo condiviso in classe e tutti i docenti in quei giorni hanno dedicato parte delle lezioni al dibattito creatosi spontaneamente con la lettura e spiegazione degli articoli dei quotidiani Aftenposten e Dagsavisen, che raccontavano delle esplosioni nel palazzo del Governo e della strage di Utøya. Le giornate di lutto e di angoscia si sono trasformate in un’occasione di conoscenza e approfondimento per noi studenti e la sensazione è di esser stati testimoni di un evento che ha segnato per sempre la storia di un Paese.

 

 

«Vi skal møte hver dag rustet til kamp for det åpne samfunnet vi er så glad i. Kjære unge: Dere er vårt korrektiv, vårt mot, vårt håp. Dere skal forme og bestemme hvilket Norge vi skal ha. Hver og en er umistelig, men vi har mistet mange. Det Norge vi vil ha skal ingen ta fra oss. I kveld er gatene fylt av kjærlighet.»  Kronprins Haakon

 

«Ondskap kan drepe et menneske, men aldri beseire et helt folk.» Jens Stoltenberg, statsminister

 

Ma Oslo non è stata solo questo. Non sono mancati il divertimento, l’incontro (e a volte lo scontro) con persone da tutto il mondo e Paesi di cui non conoscevamo l’esistenza, le escursioni alla scoperta della splendida Natura norvegese, le visite al Munch-museet e alla Nasjonalgalleriet e ovviamente tanto studio (!!!!).

E in un susseguirsi di giornate ricche e impegnate anche l’ultimo giorno è arrivato, giovedì 4 agosto, quello degli esami e degli addii. Al “Farewell party” è seguita la notte degli abbracci, la più lunga e un po’ malinconica. E quando ormai sentivamo di esser parte di una grande famiglia era già il momento di andare……“Jeg skal savne deg”, “I’ll miss you so much”.

 

Mange takk, Norge!

 

Leonardo Bruni    bleoss@yahoo.it

Ilaria Cotrufo        ilariacotrufo@katamail.com