Approfondimenti: Il giallo nordico. Dalle origini ottocentesche al successo odierno

Sebbene solo negli ultimi anni sugli scaffali delle librerie italiane siano apparsi numerosissimi romanzi gialli di provenienza nordica, il genere poliziesco nel nord Europa vanta in realtà una tradizione ben più lunga. Alla fine del XIX secolo vengono tradotti nelle lingue nordiche Agatha Christie, Edgar Allan Poe, Conan Doyle, così il pubblico comincia ad apprezzare il genere e a cimentarsi in prima persona.

Sebbene solo negli ultimi anni sugli scaffali delle librerie italiane siano apparsi numerosissimi  romanzi gialli di provenienza nordica, il genere poliziesco nel nord Europa vanta in realtà una tradizione ben più lunga. Alla fine del XIX secolo vengono tradotti nelle lingue nordiche Agatha Christie, Edgar Allan Poe, Conan Doyle, così il pubblico comincia ad apprezzare il genere e a cimentarsi in prima persona.

In questi lavori pionieristici, scaturiti dalla penna di autori come Palle Rosenkrantz, Sven Elvestad, Gösta Palmkrantz, si comincia a delineare la peculiarità che caratterizzerà il giallo nordico fino ai giorni nostri: una spiccata attenzione verso la tematica sociale e la relazione tra lo stato e l’individuo. Questi primi tentativi, in qualche modo timidi, divengono poi abili esercizi di stile negli anni Quaranta, con nomi noti come Maria Lang, Stieg Trenter, Niels Meyen, che rendono il genere autonomo e originale rispetto alla tradizione anglosassone, loro principale fonte d’ispirazione.

Nel periodo tra le due guerre, negli Stati uniti, nella letteratura poliziesca si afferma il genere hard boiled e questo stimolo viene prontamente raccolto e personalizzato dai paesi del Nord Europa, per poi essere sviluppato negli anni Sessanta e Settanta. Il linguaggio si fa crudo, il male e il crimine vengono raccontati senza mezzi termini. Varg Veum è, tra i detective hard boiled, uno dei più amati dagli scandinavi: è solitario, malinconico, disilluso. Nasce nel 1977 dalla penna dello scrittore norvegese Gunnar Staalesen, nel filone del cosiddetto sosialrealism, un’attitudine letteraria che auspica la descrizione della realtà con tutti i suoi conflitti e le sue problematiche, specialmente nella relazione fra gruppo e individuo e nei rapporti tra le classi sociali.

Un altro detective di questa scuola, che ha sicuramente fatto storia, è Martin Beck, creatura letteraria della coppia svedese Maj Sjöwall-Per Wahlöö, che iniziano a scrivere attorno alla metà degli anni Sessanta. I loro romanzi gialli cominciano a mostrare e denunciare le crepe del folkhem, la buona “casa per il popolo” costruita dai governi socialdemocratici a partire dagli anni Trenta del Novecento. Questo sistema politico e sociale, fondato sulla solidarietà e sul mutuo soccorso, offre un viso bonario e un abbraccio protettivo ma nasconde ingiustizia sociale, controllo arbitrario da parte dello stato, forti squilibri interni. La critica sociale portata avanti dalla coppia Sjöwall-Wahlöö è di tipo marxista-socialista e la loro eredità verrà raccolta da numerosi giallisti successivi, fino ai nostri giorni.

Dagli anni Ottanta anche nel Nord guadagnano terreno le dinamiche capitaliste di mercato in cui predomina il neoliberalismo; inoltre negli anni Novanta i Socialdemocratici si spostano gradualmente verso il centro e gli elettori si sentono delusi e traditi. A questi grossi cambiamenti si aggiunge l’ingresso della Svezia e della Finlandia nell’Unione Europea nel 1995, fatto che genera molto malcontento. In questi due decenni la produzione di romanzi gialli è esigua, ma non assente. Henning Mankell, creatore del celeberrimo ispettore Kurt Wallander, comincia a scrivere i suoi romanzi nel 1991, Peter Høeg pubblica Frøken Smillas fornemmelse for sne (Il senso di Smilla per la neve) nel 1992, Håkan Nesser il suo primo giallo nel 1993. Ma è a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio che si fanno udire voci fresche, che raccontano con toni fortemente critici gli esiti dei mutamenti occorsi negli anni precedenti. Ecco quindi i grandi romanzieri che si trovano oggi anche sugli scaffali italiani: Anne Holt, Liza Marklund, Åsa Larsson, Stieg Larsson, Camilla Läckberg, Arnaldur Indriðason, Jussi Adler-Olsen, Karin Fossum, Jo Nesbø,  Kjell Ola Dahl, Leena Lehtolainen. Ciascuno di loro presenta, naturalmente, stile e contenuti propri, tuttavia si possono rintracciare delle tendenze comuni, che permettono di parlare di un genere omogeneo. Con le loro pagine, questi scrittori sembrano voler decostruire dall’interno il sistema del welfare state, non solo mostrandone le falle e i punti d’ombra, ma eleggendolo addirittura a nemico del singolo cittadino. L’incarnazione letteraria di questo meccanismo è Lisbeth Salander, l’eroina della trilogia  Millennium di Stieg Larsson, la quale si trova a combattere, sola, contro lo Stato stesso, che avrebbe invece dovuto tutelarla, accompagnarla “dalla culla alla tomba”.

I polizieschi nordici contemporanei sono abitati da outsider, emarginati, persone che non sentono fiducia e gratitudine verso uno stato sociale che si va sgretolando e che non sa più fornire risposte né materiali né ideologiche. Ci sono poi donne, bambini, anziani, in balìa dell’autorità che dovrebbe tutelarli. Spesso i poliziotti che bussano alle porte delle case in cerca di indizi e testimonianze incontrano anziani soli, che vivono in appartamenti squallidi dagli arredi vetusti, avvolti dall’odore di cibo dozzinale. Per molti di loro la chiacchierata col detective di turno è un’insperata occasione sociale, perché sono soli, abbandonati dalla società. Allo stesso modo, le vittime in questi romanzi non di rado sono bambini: essi rappresentano la categoria più indifesa di una società che, oltre a non proteggerli, li calpesta. Ma non è solo la crisi del welfare a generare problemi. Ci sono anche il traffico di droga e di prostitute dai paesi dell’Est (raccontati, tra l’altro, da Tony Manieri in Över gränsen, Oltre il confine, 2004), l’immigrazione e un’integrazione spesso problematica, la xenofobia e i movimenti di estrema destra (questi ultimi recentemente ritratti dalla penna di Varg Gyllander nel suo Bara betydelsefulla dör, Muoiono solo le persone importanti, 2010).

Un’interessante tendenza è quella che vede un numero sempre crescente di nomi femminili tra i rappresentanti del genere. Queste scrittrici portano nei propri romanzi l’esperienza dell’essere donna, talvolta percorrendo talvolta il binario della tradizione e, altre volte, innovandolo. Se l’eroina di Anne Holt, Hanne Wilhelmsen, è una detective hard boiled e una vera dura, l’Annika Bengtzon di Liza Marklund è una madre di famiglia che deve affrontare discriminazioni sul posto di lavoro, tradimenti del marito, una quotidianità di difficile gestione.

Il mondo raccontato dalla pagine di tutti questi autori risulta piuttosto esotico per il lettore italiano, che incontra una cultura sì europea, ma con abitudini e tradizioni lontane. Ciò che sicuramente esercita un grande fascino sul lettore straniero sono gli ambienti in cui i fatti narrati si svolgono. Che si tratti di Stoccolma, coi suoi palazzi ottocenteschi e le sue piazze moderne, o delle grandi foreste innevate del Nord, gli scrittori scandinavi sono abili nel ritrarre l’atmosfera dei luoghi e a renderli “visibili” al lettore. La scrittrice Åsa Larsson ambienta i suoi romanzi nel Norrland svedese, la cui natura diviene parte integrante e fondamentale della narrazione, con i suoi acquitrini, i laghi ghiacciati, le strade sterrate, i lunghi mesi di buio. Il titolo del suo romanzo d’esordio, Solstorm (Tempesta solare, 2003), evoca proprio il fenomeno atmosferico più caratteristico di quelle regioni, l’aurora boreale.

È la sapiente combinazione di quotidianità e grandi avvenimenti, di vividi dettagli e paesaggi sterminati, di intima indagine dell’animo umano e della società contemporanea coi suoi meccanismi di funzionamento, a sancire il successo del giallo nordico presso il lettore italiano.

 Alessia Ferrari

alessia.ferrari@unimi.it