Hæ! Ég er að læra íslensku! – Perché studiare in Islanda

È la domanda più scontata che ti possano fare (e che ti fanno, e che faccio anch’io): “perché sei venuto a studiare a Reykjavík?” Quando poi sentono la risposta, “sono venuto a studiare islandese”, continuano con i perché. Di solito rispondo “perché voglio diventare traduttore”, ma in fondo non è questa la ragione principale. Ho cominciato con scelte che la media della gente definirebbe almeno “particolari” già dalle superiori (ho fatto il liceo classico) dove sono entrato in contatto per la prima volta con la letteratura islandese, cominciai a leggere Arnaldur Indriðason, poi Laxness, il cui capolavoro, Gente Indipendente, portai come argomento agli orali.

Hæ! Ég er að læra íslensku!

di Matteo Tarsi, Università d’Islanda, Reykjavík

mat17@hi.is

 È la domanda più scontata che ti possano fare (e che ti fanno, e che faccio anch’io): “perché sei venuto a studiare a Reykjavík?” Quando poi sentono la risposta, “sono venuto a studiare islandese”, continuano con i perché. Di solito rispondo “perché voglio diventare traduttore”, ma in fondo non è questa la ragione principale. Ho cominciato con scelte che la media della gente definirebbe almeno “particolari” già dalle superiori (ho fatto il liceo classico) dove sono entrato in contatto per la prima volta con la letteratura islandese, cominciai a leggere Arnaldur Indriðason, poi Laxness, il cui capolavoro, Gente Indipendente, portai come argomento agli orali. Da lì, si parla del 2007, la mia ferma decisione di studiare lingue nordiche per poi ovviamente finire qui a Reykjavík a studiare islandese. In triennale a Pisa ho studiato danese con il prof. Jørgen Stender Clausen e ho soggiornato due volte per tre mesi a Copenaghen. Purtroppo adesso non è più previsto un insegnamento di letterature e lingue nordiche a Pisa, cosa che è piuttosto insensata ma vabbè… sorvoliamo! Al momento sto facendo sia la magistrale a Pisa che la triennale qui all’Università d’Islanda. Ho avuto la fortuna l’anno passato durante il mio primo anno di magistrale di poter seguire l’unico corso di islandese antico mai tenuto a Pisa (da Francesco Felici). È stato molto utile visto che la grammatica dell’islandese moderno è molto molto simile, specialmente per quanto riguarda le declinazioni. Sì, declinazioni! Perché le lingue nordiche isolane (islandese e feringio) sono le uniche ad avere ancora un ricco e complesso sistema grammaticale (tracce ne rimangono nelle lingue continentali, ad esempio nel danese “til bords!” e nelle analoghe espressioni in norvegese e svedese), proprio come il latino ed il greco che studiamo come lingue morte (e tanto secondo me ci sarebbe da dire su tale impostazione didattica). Sto per dire un’ovvietà: studiare a Reykjavík è anni luce differente da studiare in Italia: la maggiore differenza per me è il rapporto umano con lo staff universitario sia accademico che amministrativo (incredibile, ammettono i propri errori), la tutela degli studenti e il sistema burocratico molto più semplice che in Italia, ma anche in Danimarca è così. L’Università d’Islanda è un’università piccola (ca. 14000 studenti) e giovane (quest’anno compie 100 anni). Sì, vorrei diventare traduttore e intraprendere la carriera accademica ma mai come adesso è il momento più adatto per me per venire qui a Reykjavík a studiare: passione per quello che studio e esasperazione per il sistema italiano. Lo scoglio maggiore è stato (ed un po’ lo è ancora) lasciare l’inglese da parte e buttarsi a parlare islandese, specialmente per conoscere gli islandesi, ma alla fine non è poi così difficile. Ekki satt?

Per chi volesse studiare islandese a casa l’Università d’Islanda mette a disposizione un corso online gratuito dal livello A1 fino al B2  http://icelandiconline.is/?noflash