Erasmus a Tromsø: vårsemester 2019

Erasmus a Tromsø: vårsemester 2019

Quando mi sono iscritto alla magistrale in scandinavistica a Milano, avevo già in mente di fare domanda per un Erasmus in Norvegia, ma allora non sapevo ancora di preciso tra quali mete avrei potuto scegliere. Nella lista mi aspettavo di trovare Oslo, che non c’era, e non mi aspettavo ci fosse Tromsø, dove ho deciso di passare sei mesi della mia vita, da gennaio a giugno 2019. Tromsø, il cui centro è situato su un’isola, è la città più grande della contea di Troms og Finnmark, oltre il circolo polare artico.

Prima di partire devo ammettere che mi sentivo un po’ spaesato, non sapevo bene quello che mi aspettava, anche riguardo al clima, ragion per cui mi sono equipaggiato con vestiti sportivi che tenessero più caldo possibile. Beh, una volta lì ho scoperto che in realtà avevo un tantino esagerato, sebbene la temperatura sia scesa, per fortuna raramente, anche fino a 17 sottozero! Tra l’altro sono arrivato, a gennaio, quando ancora c’era il mørketid – vale a dire quando il sole non sorge mai durante la giornata, anche se in compenso le tre ore centrali sono illuminate da una luce blu particolarissima che si riflette sui monti innevati intorno alla città – e sono andato via, a giugno, che a notte fonda il sole non voleva proprio saperne di tramontare. D’inverno non era raro riuscire ad ammirare l’aurora boreale, che ogni volta regalava spettacoli unici in cui luci verdi e rosa danzavano in cielo. Inoltre, ho apprezzato molto che non abbia piovuto praticamente mai, poiché neve e grandine là vanno per la maggiore.

La città, per quanto piccola, si è rivelata molto viva e piena di iniziative, con la maratona polare, i festival musicali – mi è dispiaciuto non poter partecipare all’Insomnia Festival, uno degli eventi più importanti di musica elettronica organizzati in Norvegia che ha luogo ogni anno in autunno –, il club del cinema e i molti locali sparsi per il centro. Il locale che funge da punto di aggregazione per gli studenti universitari è il Driv, gestito da volontari e sempre pieno di iniziative e concerti di ogni genere, nonché pub nella quotidianità. Per gli appassionati della musica dal vivo, il Bastard Bar è di certo un posto da non perdere, con la sua jam session settimanale. Ovviamente, ciò che rende unica questa città è la sua collocazione, totalmente immersa nella natura, sempre presente ovunque si volga lo sguardo.

Abitavo in uno studentato chiamato Breivika, scelto appositamente perché era il più vicino all’università – ehm, a volte ho problemi con la sveglia la mattina. Era un prefabbricato, e dico era perché quando sono venuto via avevano cominciato a demolirne una parte, dunque non so se la struttura esiste tuttora. In fin dei conti non mi ci sono trovato male: avevo una singola piuttosto piccola con bagno privato, e una cucina in condivisione con altre quindici persone, ma l’atmosfera era molto tranquilla e piacevole. Diciamo che per cinque/sei mesi è una postazione ottimale, con fermata dell’autobus per il centro ad appena tre minuti a piedi (stessa tempistica per l’università). L’università è moderna, spaziosa e ha una biblioteca molto fornita. La biblioteca comunale invece è in pieno centro, costruita con ampie vetrate che permettono di ammirare da dentro un panorama meraviglioso.

Passando allo studio, ho scelto di seguire tre corsi, due in norvegese e uno in svedese. Nordiske dekadanseromaner era incentrato sul decadentismo in letteratura in Scandinavia; a Skandinavisk samtidslitteratur abbiamo letto e analizzato volta dopo volta romanzi di autori scandinavi contemporanei, mentre a Talemål og språklig mangfold ho avuto l’occasione di studiare approfonditamente i dialetti norvegesi, anche grazie a una gita di tre giorni nella parte più interna della regione, durante la quale ci è stato possibile intervistare diversi abitanti delle zone che abbiamo visitato. Per accedere agli esami di letteratura era obbligatorio presentare un libro in classe, mentre per quello di linguistica ho dovuto consegnare almeno due paper. La modalità di esame comune ai tre corsi non corrisponde a quella cui siamo abituati in Italia, infatti per ciascun corso c’era da preparare un testo a casa in poco più di una settimana. Per i due esami di letteratura ho potuto scegliere di analizzare il libro che volevo, purché ne avessimo parlato in classe, mentre per l’altro c’era da rispondere a tre o quattro domande in modo approfondito. I professori si sono dimostrati sempre cordiali e disponibili, tanto che in classe si poteva respirare un’atmosfera familiare, e gli studenti Erasmus, come me, venivano considerati e fatti partecipare come tutti gli altri. Per giunta ai due corsi di letteratura eravamo soltanto in cinque, perciò riuscivamo a lavorare davvero bene.

Una parte molto importante di questa esperienza sono state le persone con cui sono entrato in contatto. Ho fatto amicizia con un gruppo di italiani, di cui nessuno era lì per studiare norvegese, un gruppo di norvegesi, conosciuti tramite una compagna di classe, e qualche studente Erasmus, principalmente con coloro che, come me, studiavano scandinavistica. Sono contento di aver conosciuto dei norvegesi, tra l’altro davvero simpatici, con cui ho potuto esercitarmi nella lingua e parlare di tutto, il più delle volte delle tante differenze che esistono tra Italia e Norvegia.

Per quanto riguarda il tempo libero, le cose da fare non sono mancate. Mi è solo dispiaciuto di non aver approfittato a pieno dei fine settimana per fare escursioni di due giorni, magari in macchina, per visitare tutti i bellissimi posti che ci sono in zona. Però sono riuscito ad andare ben due volte alle isole Lofoten con la nave postale Hurtigruten, che da Tromsø ci mette più di dieci ore a raggiungere Svolvær, città in cui attracca la nave; ma è un viaggio con un panorama mozzafiato. Sono stato anche a Capo Nord, andata in Hurtigruten (stesso tempo che per Svolvær se non di più) e ritorno in aereo, da trenta posti; è stato un volo veramente particolare!

Per concludere, mi sento di consigliare con tutto me stesso Tromsø come meta per un Erasmus a chiunque sia interessato al norvegese e alle letterature nordiche. Non è una grande città e ci si deve preparare all’idea di vivere pur sempre nel centro abitato più popolato nell’arco di non so quanti chilometri, ma penso che in fondo ciò non rappresenti un vero e proprio problema, così come il gelo da cui ci si deve schermare… basta coprirsi! Ho imparato fin da subito ad amare questa città, che mi ha colpito molto anche per la sua multiculturalità, forse dovuta in gran parte alla presenza dell’università, e per la mentalità degli abitanti, che pur vivendo ai confini del mondo si sono dimostrati accoglienti e di larghe vedute. L’unica pecca: sei mesi sono pochi, avrei voluto starci di più!

Edoardo Checcucci.