“Dansk på Askov” 2010

Le vacanze estive fanno pensare sempre a piacevoli e rilassanti giornate al mare, serate per locali, momenti conviviali con amici, vecchi e nuovi. Sembra un controsenso in termini associare la parola studio a questo periodo. Eppure scegliere di unire le due cose è un’esperienza diversa, che molti studenti scelgono di fare. 

Le motivazioni principali sono: la voglia di approfondire lo studio di una lingua e sperimentarla in “campo aperto”, il desiderio di conoscere una cultura di un paese che ci affascina, la ricerca di nuovi contatti umani che ci arricchiscano data ‘’estrema eterogeneità delle persone che partecipano a queste scuole estive. 

Facendo una valutazione sui commenti e le testimonianze di amici e conoscenti, che hanno fatto questa “avventura”, ne avevo sempre tratto un pensiero positivo e che solleticava la voglia di provare. Qui desidero solo descrivere la mia personale esperienza di vacanza studio, fatta in una bellissima scuola (højskole) in Danimarca, per rendere la mia piccola testimonianza: un’aggiunta all’impressione positiva che molti descrivono al rientro da una vacanza studio, qualche avvertenza e suggerimento e una descrizione della mia specifica situazione alla højskole di Askov. 

Molto spesso le vacanze studio risultano essere affascinanti, ma piuttosto care per uno studente medio o per una famiglia con alle spalle un benessere non molto consistente. Per evitare di trovarsi a dover rinunciare, conviene muoversi per tempo ed informarsi sulla possibilità di avere borse di studio. 

Lo Stato danese, su questo fronte, è particolarmente attento e desideroso di offrire aiuto, anche a studenti stranieri. In tempi ragionevoli si può fare richiesta per una di queste borse, che mediamente coprono l’intero importo della scuola e, talvolta, garantiscono anche una somma di denaro aggiuntiva per spese di mantenimento, come succede appunto alla højskole di Askov (circa 600 DKK). La richiesta va inviata alcuni mesi prima per dare il tempo all’ufficio centrale addetto di fare le dovute verifiche e provvedere al tutto. È possibile scegliere tra alcune ipotetiche destinazioni; sarà poi l’ufficio, in base anche alla vostra preferenza, a vedere se c’è posto per voi nella scuola desiderata. La mia prima preferenza andava alla højskole di Askov: un corso più lungo di altri, un programma intenso, ma pieno di attività differenti. Fortuna ha voluto che mi sia stato possibile vincere la borsa di studio e avere come meta quello che più desideravo. 

Ricevuta conferma dall’ufficio che gestisce a Copenaghen queste borse di studio estive per stranieri, basta tempestivamente dare conferma della propria intenzione di partecipare al corso. L´unica cosa che resta esclusa dalla borsa sono le spese di viaggio per recarsi là; suggerisco come destinazione di volo Billund: è l’aeroporto più vicino e con il treno si arriva facilmente a Vejen (la città vicina alla scuola, dista non più di 3 km da Askov) e a prezzi contenuti (considerati i prezzi danesi del trasporto pubblico: piuttosto alti!). 

Io mi trovavo già da giorni in vacanza a Copenaghen; per problemi vari, non connessi ai trasporti danesi, non sono riuscito ad arrivare per l’orario d’accoglienza previsto: tuttavia i professori e l’ufficio della scuola sono disponibilissimi, facili da reperire e, se avvisati prontamente, trovano rimedio al vostro disagio: sono venuti a recuperarmi alla stazione di Vejen alle 23:30, senza battere ciglio e con un’accoglienza deliziosa. 

La scuola è in pratica un campus: situata in un piccolo paese di campagna squisitamente danese, divisa in più edifici, con un grandissimo giardino. Danno camere singole, non tutte fornite di servizi privati: io avevo una stanza senza bagno, ad esempio; dovevo usare docce e bagni comuni, ma la pulizia è ottima e non crea alcun tipo di disagio. In caso di problemi comunque il personale addetto alle pulizie e alla manutenzione è solerte a rimediare a qualsiasi problema. Nell’edificio centrale e più grande si trovano al piano terra: la mensa (grande ed accogliente), gli uffici, alcune aule, una sala dei giornali, una capiente sala con palco per esibizioni e spettacolini, una grande sala ritrovo dove poter stare a studiare o conversare liberamente. In due edifici separati e più piccoli si trovano: in uno la biblioteca, nell’altro una specie di casetta-ritrovo (Fengers Hus) per gli studenti. C’è pure una piccola lavanderia nella scuola; quindi per permanenze più lunghe è comunque possibile non doversi portare l’intero armadio da casa; questo è l’unico servizio che richiede un pagamento modico e separato. Gli altri edifici sono prevalentemente dei dormitori, caratterizzati tutti da uno specifico nome. 

In tutti gli edifici c’è la possibilità di connettersi gratuitamente ad internet. 

Il programma giornaliero della scuola è ben scandito e abbastanza intenso. 

I momenti ”rituali” sono: i tre pasti del giorno, le pause caffè e la canzone del mattino. Andando per ordine. 

I pasti: una colazione varia e molto buona, che passa dal dolce al salato, con panini deliziosi fatti con cereali o carote; un pranzo sempre a base di piatti tipici danesi e la possibilità di sbizzarrirsi a fare i più svariati tipi di smørrebrød e assaggiare buonissimi dolci; la cena, dei tre pasti, è il più parco, comunque le pietanze sono sempre buone; la cura del cibo è soddisfacente, anche agli occhi di un italiano. Tutto si svolge a self-service; ogni studente è quindi pregato di essere educato, riportando indietro le stoviglie negli appositi posti, e di non sprecare cibo inutilmente. 

Le pause caffè: una quasi ossessione per i danesi è bere dosi abbondanti di caffè durante la giornata; a metà mattina, a metà pomeriggio e la sera dopo cena; alternativamente comunque c’è anche del tè a disposizione. Alla pausa c’è sempre la possibilità di sgranocchiare qualcosa, da carote crude a buonissimi dolci. I golosi sono avvisati: moderazione o non c’è da meravigliarsi se si prende qualche chilo in due settimane, visti i pasti e le pause caffè. 

La canzone del mattino: data l’origine religiosa delle højskoler e l’importanza che il canto ricopre nella vita comunitaria di matrice protestante, è un appuntamento fisso tutte le mattine. Si cantano canzoni molto varie (non temete, niente che richiami il tradizionale lamento delle nenie sacre), dai ritmi orecchiabili e facili, che tutti sono invitati a cantare; le canzoni sono tratte dall’højskolesangbogen: un momento collettivo, molto simpatico e che ha un effetto benefico sull’umore, se vissuto con leggerezza. 

Sul piano puro dell’apprendimento le lezioni si svolgevano cosí: tutte le mattine tra le 9:15 sino alle 12:15, con la pausa prevista verso le 10:30 sino alle 11:00. Il primo vero giorno di scuola si compone di una prova scritta e un piccolo test orale, dove i professori valutano la suddivisione degli studenti in 4 gruppi, corrispettivi a 4 differenti livelli di conoscenza della lingua (si va dai principianti, sino agli esperti della lingua). Io, dopo due anni di studio del danese all’Università di Firenze, sono entrato nel 3^ gruppo; mi sono trovato bene, una via di mezzo tra buona comprensione ed uno sforzo in più per stare al passo, ottimo per assodare le conoscenze e migliorare. Resta comunque la possibilità di cambiare gruppo qualora una persona si senta meglio preparata della media dei compagni o prediliga un livello inferiore. 

Dato ciò, ogni mattina le persone si recano nell’aula del proprio gruppo, con il professore assegnato, e fanno lezione di lingua, con un programma ideato dal professore medesimo; il materiale viene fornito dalla scuola e non comporta spese extra. I primi livelli (1^ e 2^) studiano molta grammatica e cercano il più possibile di fare esercizi interattivi per consolidare le conoscenze iniziali; i gruppi più avanzati passano da uno studio più dettagliato del lessico e della pronuncia (3^) allo studio della letteratura in lingua danese (4^). La prima settimana le lezioni del mattino sono sempre con il proprio gruppo. 

Nella seconda settimana, invece, dopo la pausa, i gruppi si mescolano dividendosi in classi con temi differenti a libera scelta: società danese, conversazione leggera, pronuncia, approfondimento sulla letteratura (si può partecipare a uno solo di questi, però per tutta la settimana); ottima idea per approfondire alcuni argomenti e spezzare un po’ la lezione canonica. Personalmente ho scelto di seguire la classe sulla società danese: gli argomenti toccati sono stati la Chiesa, la struttura statale, l’educazione e il bilancio guadagni/tassazione dei cittadini in Danimarca; venendo io da scienze politiche, ho trovato gli argomenti degni di nota e molto interessanti per fare un paragone con il nostro paese. 

Specialmente la prima settimana sono previste anche lezioni collettive di approfondimento sulla storia, la letteratura e l’arte in Danimarca, dove l’ospite chiamato a presentare fa una sintetica ricostruzione cronologica dell’argomento, dando materiale illustrativo e riassuntivo della lezione. Interessanti, talvolta un po’ troppo intense dato che si predilige la lezione frontale in danese e solo piccoli riassunti in inglese. Tutti i professori, mattina e pomeriggio, prediligeranno sempre parlarvi in danese, ma sanno parlare inglese e, all’occorrenza, lo usano fluidamente. 

Come attività extra la scuola offre: un paio di pomeriggi di sport (soft-ball) di gruppo; visione di film danesi (spesso con sottotitoli in inglese, talvolta in danese); serate di canto di gruppo e di musica nordica; una visita, divisi in piccoli gruppi sorteggiati, a una casa danese per un dopocena diverso (io ero in visita da una spettacolare vecchina in pensione amante di musica, canto e letteratura); una serata di balli tradizionali danesi (decisamente divertenti). 

Sono previste anche visite guidate a varie località non troppo lontane, al massimo raggiungibili con un’ora di bus a disposizione della scuola. Quest’anno le mete sono state: Vejen e il suo muso d’arte, Ribe con il villaggio vichingo e la bella cattedrale, Odense alla casa di H.C. Andersen e un giro libero per la città, Legoland e la Randbøl Hede (bellissima passeggiata in una particolarissima pianura danese), il castello di Sønderskov e alla macchia di Skibelund (vicino al confine con la Germania), Århus in visita al museo etnografico della Città Vecchia (Den gamle By) e al museo di arte moderna AROS. Qualora la visita richieda di essere in giro per l’ora dei pasti o delle sacrosante kaffepauser, la scuola organizza pranzi al sacco e in autobus caricano tutto il necessario (altra prova di all-inclusive). Le escursioni sono state tutte molto interessanti e c’è il giusto tempo per vedere le cose, potersi permettere un giretto in libertà, fare acquisti. Si raccomanda solo (anche se è cosa che dovrebbe essere scontata nel momento in cui ci si muove in gruppi numerosi) una svizzera puntualità, secondo il piano di visita organizzato e ben spiegato dagli insegnanti. 

Questo è ciò che caratterizza il programma meramente scolastico. Passo adesso al livello che non è dato conoscere su brochure e siti internet: quello umano. 

Gli insegnanti sono qualcosa di semplicemente meraviglioso: disponibili per qualsiasi tipo di bisogno, si rivelano anche persone molto attente e curiose di conoscere gli studenti, di conversare con loro; sono apertissimi riguardo a suggerimenti su come migliorare il metodo d’insegnamento ed apprezzano molto l’iniziativa personale. Alla fine del corso non stupitevi troppo se vedrete insegnanti commossi all’idea che sia l’ultimo giorno: lavorano come pazzi per far funzionare tutto, passano le intere giornate con gli studenti e, all’occorrenza, sono delle buone spalle per organizzare festicciole; si può quindi immaginare come possano, anche se in breve, affezionarsi. Per quanto li riguarda, do un 10 senza alcun genere di riserva. 

Per quanto riguarda gli altri studenti: noi universitari abbiamo di necessità perso un po’ di quello spirito di convivenza e collaborazione nell’ambito scolastico, che era proprio delle scuole superiori; al corso estivo alla højskole si ritrova un clima del genere. Incontrare studenti da tutto il mondo, conoscersi per poco, ma intensamente, passando intere giornate assieme, relazionandosi, organizzandosi per molte attività da programma o extra-programma, aiuta uno scambio più forte e naturale. Posso dire con certezza di aver costruito dei legami di amicizia e di aver riscoperto il piacere di un ambiente di collaborazione tra studenti, più o meno coetanei. Affermo per certo che anche il più timido e riservato degli studenti non potrà tornare indietro non sentendosi almeno arricchito sul piano umano ed emotivo e con una lista di nuovi amici da ricordare. 

In conclusione un’esperienza davvero gradevole, rilassante e produttiva. Una scuola grande e nel verde, che ti accoglie e ti fa sentire come a casa tua, dove una persona trova tempo, certo, di migliorare la lingua e studiare, ma pure di costruire ed affinare il proprio spessore umano in un clima di allegria e voglia di fare. Un’esperienza che certo non si scorda facilmente. 

Stefano Tommei 

merteuil_9@yahoo.it