Letture: Dag Solstad, Armand V. Fotnoter til en uutgravd roman

In questo romanzo del 2006, il cui titolo vuol dire all’incirca “Armand V. Note a piè di pagina di un romanzo rimasto sepolto” e che non è stato tradotto in italiano, Dag Solstad, uno dei maggiori romanzieri norvegesi viventi, elabora una struttura particolare. Tale struttura è esposta e discussa in diversi punti dalla voce narrante, e consta di novantanove brani numerati (1-99) di varia lunghezza, da molto brevi a piuttosto lunghi. Una porzione di testo delimitata da un numero può, in realtà, a sua volta suddividersi in più brani, accompagnati da una lettera in ordine alfabetico, come ad esempio gli importanti brani da 83 ad 83K, variazioni su uno stesso punto.

In questo romanzo del 2006 – il cui titolo vuol dire all’incirca “Armand V. Note a piè di pagina di un romanzo rimasto sepolto” e che non è stato tradotto in italiano – Dag Solstad, uno dei maggiori romanzieri norvegesi viventi, elabora una struttura particolare, esposta e discussa in diversi punti dalla voce narrante. Il romanzo presenta novantanove brani numerati (1-99) di varia lunghezza, da molto brevi a piuttosto lunghi. Una porzione di testo delimitata da un numero può a sua volta suddividersi in più brani, accompagnati da una lettera in ordine alfabetico, come ad esempio gli importanti brani da 83 ad 83K, variazioni su uno stesso punto.

Questi brani numerati costituiscono nel loro insieme le note, il “testo di sotto” di un supposto “testo di sopra” che non è mai stato scritto, o meglio, come indica il titolo, che non è stato tirato fuori, estratto, pescato: sono queste le similitudini adottate dal narratore-autore che commenta la propria opera. La voce narrante, come già in Tentativo di descrivere l’impenetrabile (1984), assume i connotati dell’autore Dag Solstad e afferma di avere maturato la convinzione che un romanzo non si inventi, ma si trovi. Ciò che resta di questo romanzo non venuto alla luce sono appunto le sue note a piè di pagina, che a loro volta formano pur sempre un romanzo, come osserva il narratore, l’unico possibile sul diplomatico norvegese Armand V.

Attraverso i frammenti si costruisce la vicenda del protagonista Armand, con il vantaggio che le note possono prescindere da fatti che sarebbero parte integrante del romanzo “di sopra”, il quale si può supporre più unitario nell’intreccio. Le note sviluppano trame diverse e apparentemente secondarie, poste su più piani temporali, con anticipazioni e recuperi del passato. Esse definiscono un racconto più selettivo, concentrandosi su alcuni aspetti della vita di Armand e tralasciandone volutamente altri, rinunciando alla coerenza e ampiezza epica, per tuttavia confluire alla fine, e chiaramente, in un classico percorso romanzesco alla Solstad, centrato sul dilemma politico ed esistenziale del protagonista, un uomo norvegese moderno appartenente alla stessa generazione del suo autore.

Armand è un uomo che si avvia all’età della pensione. La storia della sua vita tocca le tappe generazionali che si conoscono dai precedenti romanzi di Solstad: l’arrivo in città dalla provincia, gli anni dell’università a Oslo negli anni Sessanta, l’ambiente del campus di Blindern, il radicalismo politico, l’inserimento nella società ‘normale’ attraverso una professione intellettuale e/o come funzionario dello stato norvegese – con tutti i passaggi epocali che questa parabola attraversa, fino al momento presente, l’inizio del XXI secolo. Nello specifico Armand, che compie studi umanistici e si specializza in storia, punta con successo alla professione diplomatica diventando ambasciatore di Norvegia già a quarantadue anni; egli presta servizio in molti paesi fino a coronare la sua lunga e prestigiosa carriera con l’ultimo incarico a Londra, prima della pensione.

Armand V. è insomma un professionista di successo, dotato di un’alta formazione e spessore intellettuale, ed è un funzionario dello stato, parte del “corpo socialdemocratico” della moderna società norvegese come lo sono anche l’architetto A. G. Larsen di Tentativo di descrivere l’impenetrabile, Bjørn Hansen di Undicesimo romanzo, libro diciotto (1992) e Diciassettesimo romanzo (2009), Elias Rukla di Timidezza e dignità (1994) e il professor Andersen de La notte del professor Andersen (1996).

Armand non cambia le idee politiche che ha maturato in gioventù. Si adatta però alle condizioni, e per molto tempo si convince di riuscire brillantemente a coniugare le esigenze imposte dal suo ruolo pubblico con quanto sente onestamente di essere e di credere. Armand è un uomo portato al successo, uno scandinavo pragmatico, disinvolto e illuminato, che non finge (o crede di non fingere) e anzi svolge il proprio lavoro con scrupolo, e che sostiene di perseguire un ideale di onestà. Armand crede di non doversi contraddire facendo l’ambasciatore dello stato norvegese e nutrendo, nel profondo, le stesse idee marxiste e anticapitaliste di gioventù. In fondo la Norvegia è una progredita socialdemocrazia e c’è lo spazio per adattarsi. Il tema politico specifico del romanzo è che questo funzionario ai massimi livelli dello stato norvegese, con un passato di radicalismo politico di sinistra, si trova a un certo punto a dovere interpretare il suo ruolo all’epoca del governo ultraconservatore di George Bush negli Stati Uniti e del nuovo ordine mondiale imposto a tutto il globo dall’Impero, con la sua politica di “lotta al terrore” e di guerra permanente al Nemico.

Il tema politico si intreccia, come sempre in Solstad, con quello affettivo ed esistenziale. L’impossibile comunicazione tra genitore e figlio, dove il figlio rappresenta anche colui che incarna i nuovi tempi ed è molto distante dalle esperienze del genitore ex contestatore, è un tema ricorrente nella sua narrativa. Il rapporto con il figlio – segnato da una distanza incolmabile ma dalla singolare, tardiva ricerca di un legame da parte di un padre che ha trascurato il proprio compito negli anni precedenti, quelli decisivi – ricorda ad esempio il rapporto di Bjørn Hansen col figlio in Undicesimo romanzo, libro diciotto e nella sua continuazione Diciassettesimo romanzo.

Neanche Armand riesce, da diversi punti di vista, a comprendere suo figlio, un giovane uomo; ha un rapporto distante, segnato dal profondo disinteresse (all’ambizione e alla carriera Armand è disposto a sacrificare tutto), e al tempo stesso è pieno di premure nei suoi confronti. Per l’indignazione e il sarcasmo dell’illuminato padre (come se un ambasciatore di Norvegia perfettamente integrato si potesse permettere un sarcasmo simile, un tale atteggiamento dall’alto in basso), il figlio di Armand decide di prolungare con una ferma volontaria il periodo di servizio militare, che gli è piaciuto e dove si è sentito realizzato. La professione militare, svolta in un paese che è membro della N.A.T.O. dalla sua fondazione, porta presto all’entrata in corpi speciali e a missioni di guerra all’estero, nella lotta al nemico islamico – si intuiscono le guerre in Iraq o in Afghanistan. Qui il figlio perde la vista dopo uno scontro in battaglia. Armand si prende personalmente cura di lui, lo porta dai migliori specialisti di Londra, dove in quel momento è in servizio. Appare da questo punto in poi, durante il suo ultimo incarico (“il coronamento”), come il distinto ambasciatore di Norvegia col figlio cieco al seguito.

La fine della carriera di Armand, e forse della sua vita (si intuisce un suicidio), è causata da un anticlimax grottesco e tragico, un lapsus verbale durante un ricevimento a Londra al quale è presente anche l’ambasciatore USA, che è ben più giovane di Armand ed è caratterizzato dal collo taurino e dall’aspetto orrendo. Nella consueta gara di cortesia del ‘prego, prima lei’ nel passare da una porta, Armand dice sventuratamente al collega: “Prima la gioventù, poi la bellezza” – Armand non sa perché dica così in quel frangente, voleva in realtà dire tutt’altro. Il comico e il grottesco della situazione si mischiano all’umore cupo. Armand è terrorizzato dalla reazione minacciosa del potente collega, e conclude a questo punto che la sua ricerca di onestà non gli lasci che una sola via d’uscita.

Il romanzo non si conclude qui ma con un ulteriore anticlimax, che ha luogo presso la signora che dà al figlio di Armand la camera in affitto. Armand ha stranamente continuato a pagare l’affitto di quella stanza, anche quando il figlio era assente, all’estero o comunque impossibilitato a vivere lì (le solitarie passeggiate per le vie di Oslo di Armand, dove il presente si mischia ai ricordi, hanno la passione topografica che caratterizza ad esempio Timidezza e dignità).

Questa trama ‘principale’ si combina ad altre due, pure fondamentali per cercare di comprendere il destino e la personalità di Armand. Per molte pagine nel corso della prima parte del romanzo, le note sembrano cambiare completamento soggetto. Si concentrano sulla vita universitaria non di Armand ma del suo amico d’infanzia Paul Buer, con cui Armand si reca dal paese a Oslo per studiare all’università (per inciso, la voce narrante racconta di provenire anche lui dallo stesso paese e di avere conosciuto sia Armand sia Paul, come avviene per la voce narrante Dag Solstad rispetto al suo protagonista A. G. Larsen in Tentativo di descrivere l’impenetrabile). Qui le strade dei due si separano, perché Buer studia materie scientifiche mentre Armand si indirizza verso le materie umanistiche, e i due gruppi hanno sempre costituito cerchie diverse a Blindern. La narrazione sembra dunque abbandonare Armand per Paul: è la lunga e apparentemente deviante nota 7 (cinquanta pagine di questa edizione). Sono raccontate qui, con una certa condiscendenza (dal punto di vista di Armand) la vita, le visioni e le aspettative degli studenti delle materie scientifiche, meno politicizzati e radicali dei loro colleghi umanisti, più portati a condividere l’ottimismo per lo sviluppo scientifico e tecnologico del secondo Novecento, ad esempio per la scoperta dei nuovi giacimenti petroliferi in Norvegia, per il proprio futuro professionale che auspicano gratificante e ben retribuito nelle aziende private. Paul Buer condivide tutto questo, ma in un certo senso rappresenta la scelta speculare e opposta a quella di Armand, l’opportunista di sinistra. Buer decide di specializzarsi in meteorologia per svolgere una professione, il meteorologo, non di spicco e poco appariscente. Egli nutre l’ideale del servizio di pubblica utilità e ha un concetto così rigoroso di onestà da non riuscire più a venire a patti con la realtà ‘sporca’ della vita. A un certo punto della sua vita adulta, quando Armand è già un ambasciatore di successo, Paul entra in conflitto con i propri superiori e le autorità, che avallano gli interessi economici e la decisione politica di costruire il nuovo grande aeroporto internazionale di Oslo a Gardermoen, chiudendo l’attività di Fornebu, vicino alla città. Buer ritiene sulla base di precisi studi che il sito del nuovo aeroporto sia pericoloso e inadatto allo scopo. Combatte da solo la sua battaglia di funzionario integerrimo, facendone una malattia. Diventa “strano”, definitivamente scosso da quella vicenda. E finisce male. Le note non dicono come, ma si può intuire un suicidio. La coppia Paul Buer – Armand V., così come l’ambiente studentesco di Oslo entro cui si muovono, riprendono tratti del rapporto tra il protagonista di Timidezza e dignità Elias Rukla, l’insegnante in crisi, e il suo amico Johan Corneliussen, brillante filosofo marxista che diventa pubblicitario di successo a New York.

Una parte delle riflessioni di Armand riguarda il destino dell’amico d’infanzia, che egli rivede in qualche occasione della vita adulta. Forse, dalla sua posizione, avrebbe potuto sostenerlo e aiutarlo, invece lo ignora e bada a sé, adducendo molte ‘buone ragioni’. In questo modo la vicenda parallela serve ancora a caratterizzare il problema morale ed esistenziale del protagonista Armand, il suo disinvolto opportunismo nonostante le proclamate convinzioni etiche e politiche. I dubbi di Armand sull’eventualità e utilità di un suo intervento a favore di Paul Buer ricordano le considerazioni e gli alibi del professor Andersen, che ne La notte del professor Andersen (1992) assiste probabilmente a un omicidio e si convince infine che sia inutile e ingiusto intervenire.

La ‘candida’ falsità di Armand è infine ribadita dal tema amoroso del racconto. Dai tempi studenteschi l’affascinante Armand si circonda di belle ragazze. Frequenta in particolare due gemelle. Si fidanza e poi si sposa con una delle due, chiamata N, dalla quale poi divorzierà; ma intrattiene da sempre una relazione erotica segreta con l’altra (un legame che non romperà mai, né prima né durante né dopo il matrimonio con N). Da quel matrimonio Armand ha una figlia, che rimane con la madre, la quale rompe definitivamente con l’ex marito. In tal modo questa prima figlia non entra nel racconto ed è solo nominata. Successivamente Armand si risposa con un’altra donna dalla quale ha il figlio. Anche questo matrimonio finisce con il divorzio. Il figlio, di cui solo alla fine del romanzo veniamo a conoscere il nome, Are, è quello che riveste una parte importante nel racconto e con cui Armand ha un rapporto conflittuale.

Nella componente metaromanzesca dell’opera Solstad si rappresenta tra l’altro come lo scrittore del Novecento sopravvissuto al ‘suo’ secolo. La lunga nota 83 – tutta metanarrativa e, come si è detto, suddivisa per lettere – presenta al punto 83 I questa riflessione: “Sto scrivendo nei tempi supplementari. La mia opera si è conclusa con T. Singer, scritto e pubblicato nel 1999. Dopo di che è tutto un’eccezione che non si ripeterà più, anche questo.” L’ironia è appunto che qualche cosa spinge sempre l’autore a scrivere storie, nuove eccezioni alla regola. Con la levità e la libertà concessa allo scrittore fuori tempo massimo, Solstad riesce in questo racconto dalla forma originale a presentare un caleidoscopio della sua intera opera narrativa, con molte immagini e situazioni che riprendono i romanzi precedenti. La struttura frammentaria del romanzo e la qualità lieve e cristallina della sua prosa corrispondono a un pessimismo pacatamente rassegnato e alla pregnanza della riflessione esistenziale, indissolubilmente legata alla riflessione politica.

Armand gioca d’azzardo con la sua vita. Nella nota 17 sta scritto: “Quando ora Armand, qui in questa nota a piè di pagina e non nel romanzo lassù, riconsidera la sua vita al servizio del ministero norvegese degli affari esteri nel modo in cui io, lo scrittore, l’ho intesa, riterrà senz’altro che, in fondo in fondo, sia stato il pensiero del gioco in quanto tale a farlo diventare un diplomatico” (p. 115). Interpreta un ruolo e una maschera e non considera mai seriamente la possibilità di togliersi la maschera e uscire dal ruolo. Non è un caso che i contestatori moderni, quelli del XXI secolo, lo irritino moltissimo: che cosa sperano mai quei velleitari? Armand è consapevole del suo cinismo. La nota 22 comincia così: “Armand si reputava una persona illuminata. Ammetteva il suo cinismo, ritenendo di non riuscire a orientarsi nella vita senza di quello. Riteneva anche che se non si fosse potuto dire di lui, di Armand, che aspirasse a vivere una vita nobile, egli non avrebbe proprio meritato di vivere.” Le pagine in cui Paul Buer adulto, e in difficoltà, ritorna alla coscienza di Armand sono tra le più intense del romanzo, uno specchio del cinismo del protagonista. Nella parte conclusiva del racconto la rete si stringe però attorno al giocatore in attesa del suo “coronamento”, l’ultimo prestigioso incarico prima della pensione. Nella nota 50 si osserva che Armand sentiva un’angoscia pura, la quale “scaturiva dal fatto che non era in grado di identificarsi con nessuna delle cose che avevano a che fare con la sua posizione. […] Faceva solo finta. Non credeva a una parola di quello che diceva, e nemmeno stava con tutto se stesso dietro a una sola delle iniziative che intraprendeva. Imitava solo.” L’angoscia finale è perché Armand si è reso conto che sta perdendo se stesso, e non sa più come ritrovarsi.

Dag Solstad, Armand V. Fotnoter til en uutgravd roman (Armand V. Note a piè di pagina di un romanzo rimasto sepolto), Oslo, Oktober, 2006, romanzo, 237pp.

Massimo Ciaravolo

massimo.ciaravolo@unifi.it