Axevalla Folkhögskola (23 luglio-9 agosto 2019)

Quando ho assistito per la prima volta a una lezione di svedese, sono rimasta affascinata da questa lingua, diversa da tutte le altre che avevo studiato in passato. Più passava il tempo, più mi rendevo conto che il mio interesse per il mondo scandinavo continuava a crescere. Tuttavia, non ero mai stata né in Svezia, né in Scandinavia. Alla fine dell’anno scorso, però, mi si è presentata la possibilità di partecipare ad un Sommarkurs presso la Axevalla Folkhögskola, in Västergötland, e, di conseguenza, di concretizzare ancora di più la materia dei miei studi.

Sono arrivata a Göteborg il giorno prima dell’inizio del corso per ambientarmi e per guardarmi un po’ intorno. Ho visitato la città e, per quanto mi sforzassi di parlare in svedese con i negozianti o con i passanti (quando avevo bisogno di qualche informazione), arrivata a metà frase, cercavo conforto nell’uso dell’inglese, un po’ per la vergogna di sbagliare e un po’ perché temevo che i miei interlocutori non mi capissero. La mattina dopo, ho proseguito il mio viaggio fino ad Axvall. Arrivata a scuola, ero un po’ preoccupata perché il programma delle lezioni e delle attività era fitto: sarei riuscita a capire ciò che i professori e i ragazzi dicevano? Dopo aver conosciuto alcuni di quelli che sarebbero stati i miei compagni di corso, ho realizzato che eravamo tutti nella stessa situazione; incontrati gli insegnanti, ogni preoccupazione era svanita: eravamo tutti là per imparare, per immergerci nella cultura svedese e per fare quella che, personalmente, ritengo una delle esperienze migliori della mia vita.

Ogni mattina avevamo tre lezioni: una di letteratura, una in cui si discuteva di argomenti attuali (spesso, dopo aver ascoltato una canzone o dopo aver visto un video) e una in cui facevamo esercizi e attività per migliorare la nostra pronuncia. Il pomeriggio, avevamo un’ulteriore lezione dedicata alle presentazioni e ai lavori di gruppo. Successivamente, c’era l’immancabile fika, seguita da varie gite, organizzate sia dai professori, sia dagli studenti. Un pomeriggio, ad esempio, siamo andati a vedere varie runstenar che si trovano nei pressi di Axvall. Di sera, potevamo uscire, organizzandoci in piccoli gruppi, o partecipare ad altre attività: ad esempio, c’era la “serata cinema” all’interno della scuola oppure, altre volte, si andava in un cinema vero e proprio. Le attività, come da programma, non mancavano mai ed erano tutte estremamente interessanti; nei momenti liberi, ci potevamo perdere a chiacchierare su una panchina all’ombra degli alberi, andare a esplorare Axvall e le cittadine vicine o rilassarci al lago e fare un tuffo. Durante i weekend, invece, ci dedicavamo alle gite fuori porta insieme ai professori: abbiamo visitato, ad esempio, Göteborg, il castello di Läcko e il villaggio di Spiken.

Dopo la fine del corso, ho trascorso due giorni a Stoccolma, prima di tornare a casa. Al contrario della prima giornata passata a Göteborg, per chiedere informazioni, non avevo più bisogno dell’ausilio dell’inglese: pur commettendo ancora qualche errore, ero riuscita a prendere confidenza con lo svedese.

Credo che le tre settimane in cui si è svolto il corso siano state assolutamente utili: ho conosciuto meglio la lingua, la cultura e le tradizioni svedesi, ho incontrato persone provenienti da tutto il mondo e ho realizzato che, per imparare bene lo svedese (come qualsiasi altra lingua), gli errori sono fondamentali. Penso che quest’esperienza sia un piccolo, grande tesoro da non lasciarsi sfuggire.

Lycka till på era äventyr!

Cinzia Raineri Djerbouh